Fiore di cactus

Fiore di cactus recensione film con Ingrid Bergman e Walter Matthau [Flashback Friday]

Fiore di cactus recensione del film di Gene Saks con Ingrid Bergman, Walter Matthau, Goldie Hawn e Jack Weston

La spontaneità di Goldie Hawn, la super-espressività di Walter Matthau, e una Ingrid Bergman inedita e vivace. Se volessimo sintetizzare l’importanza filmica di Fiore di cactus (1969) – una delle commedie più rilevanti della New Hollywood – bisognerebbe partire da qui. La terza incursione cinematografica di Gene Saks – dopo A piedi nudi nel parco (1967) e La strana coppia (1968) – rilegge ancora una volta le dinamiche relazionali in forma più delicata e profonda; ma sempre tenendo bene a mente il suo spirito da commedia d’equivoci hawksiana.

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Con Saks – non a caso – bisogna necessariamente parlare di “incursione” nel cinema, il suo nome è associabile, principalmente, al lavoro svolto come commediografo di Broadway. Il sodalizio con Neil Simon, tra i più grandi sceneggiatori di tutti i tempi, ha infatti segnato l’immaginario collettivo. Basti pensare che è dalla loro penna che è nato quel gioiello del sopracitato La strana coppia; la cui prima vita artistica è teatrale, nel 1965, sempre con Walter Matthau nel ruolo di Oscar ma con Art Carney nei panni di quel Felix reso poi grande da Jack Lemmon tre anni dopo.

I titoli di testa di Fiore di cactus
I titoli di testa di Fiore di cactus

Ma anche di California Suite, che nasce nel 1976 come commedia teatrale del “dinamico duo” per poi trovare nuova vita – due anni più tardi – come adattamento cinematografico; stavolta con Herbert Ross alla regia, e un super-cast comprendente Walter Matthau, Jane Fonda, Michael Caine e Maggie Smith.

Nel caso di Fiore di cactus invece, Saks ha avuto il pregio di incidere doppiamente nella carriera delle sue attrici; a partire dal ritorno “americano” della Bergman, sino alla Hawn, stella nascente che per la sua interpretazione (da quasi esordiente) vinse l’Oscar 1970 come Miglior attrice non protagonista. Ruolo peraltro, quello di Toni Simmons, che inizialmente fu proposto a Tuesday Weld – salvo poi rifiutarlo. Anche nel caso di Fiore di cactus però, l’opera ha origini “teatrali” – seppur non curate dal duo SaksSimon; è infatti l’adattamento de Fleur de cactus di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy. Una boulevardier che ha calcato il palco di Broadway grazie alle interpretazioni di Lauren Bacall e Barry Nelson nei ruoli che saranno poi di Ingrid Bergman e Walter Matthau.

Fiore di cactus: sinossi

Uno scapolo maturo e impenitente, il dentista Julian Winston (Walter Matthau), ha intrapreso una relazione con la giovane Toni Simmons (Goldie Hawn). Al fine di mantenere la sua condizione di “fidanzato/amante, Julian finge d’essere sposato; così da restare libero e poter vivere la sua vita con “i suoi spazi”. Una sera però che Julian rimanda una cena intima, Toni tenta un suicidio d’amore degno de Romeo e Giulietta; la preparazione all’evento è meticolosa, ma sul più “bello”, viene salvata dal vicino di casa Igor Sullivan (Rick Lenz) – giovane drammaturgo bohémien.

L’indomani, l’infermiera di Julian, tale Miss Dickinson (Ingrid Bergman), si vede recapitare allo studio una lettera “di suicidio”; scatenante, in Julian, l’immediata corsa a casa di Toni. Nella totale preoccupazione, Julian – che ha capito di amarla – le dice di voler chiedere il divorzio da sua moglie per sposare Toni; solo che – contro ogni aspettativa – Toni chiede di poter conoscere la “fu” Signora Winston.

Walter Matthau e Goldie Hawn
Walter Matthau e Goldie Hawn in una scena di Fiore di cactus

Trovandosi alle strette, Julian inizia a costruire un castello di bugie, facendole ruotare tutte attorno alla figura di Miss Dickinson; spacciata per moglie e in un susseguirsi di spassosi equivoci, Julian scoprirà che la finta moglie da cui sta divorziando è forse la cosa migliore che gli sia mai capitata.

Mi hai rovinato il suicidio!

Un giovane con un cappello che gira, in piena notte, mettendo dei fiori sui parabrezza delle auto parcheggiate. Una giovane donna in campo lungo vestita soltanto di vestaglia rosa e babbucce rosse va ad imbucare una lettera. Il rosso del semaforo e quello fiammante della cassetta postale. Sulle note di The time for love is anytime di Sarah Vaughan si apre il racconto di Fiori di cactus, in un misto di tenerezza e speranze mal riposte. Ci viene presentata così la Toni della Hawn, in un appartamento scarno e colorato, con decorazioni floreali vivaci, che fanno a pugni con lo sguardo malinconico.

Nei frammenti di un discorso amoroso figurativo, tra pane raffermo e una cena per due, consumata per uno; tra una rosa gialla e candele spente col dito, un forno acceso e delle finestre chiuse pongono le basi del conflitto scenico. In una respirazione bocca a bocca che diventa un bacio appassionato, ciò che colpisce è la delicatezza d’intenti di Fiore di cactus. Trattando dell’incomunicabilità e delle pene d’amore, per mezzo di dialoghi sferzanti e incisivi; Saks disegna un racconto il cui sviluppo si caratterizza per un’immediatezza e semplicità disarmante.

Goldie Hawn in una scena di Fiore di cactus
Goldie Hawn in una scena di Fiore di cactus

L’ingresso in scena dell’Igor di Renz risulta funzionale nell’economia del racconto, nella capacità di Saks di delineare personaggi che sono simulacri del periodo sociale di riferimento; che diventa così valorizzazione del contesto scenico e allargamento delle dinamiche relazionali. Preparando soprattutto il terreno per la dimensione scenica del Julian di Matthau – autentica pietra narrativa della narrazione – la cui presenza aleggia sin dalle prime battute di racconto; e di cui vengono delineati, di riflesso, i contorni caratteriali e d’intenti.

La successiva presentazione scenica dell’integerrima e misurata Miss Dickinson della Bergman tra fantasie erotiche e ponti odontoiatrici ballerini, permette di delineare una dinamica relazionale sferzante; in un surrogato matrimoniale con cui realizzare un quadro completo e organico del Julian di Matthau.

Fiore di cactus: la destrutturazione delle dinamiche relazionali

Il background caratteriale del dentista di Matthau, inquadra al suo interno la crisi di valori dell’uomo moderno in continuo mutamento – nel pieno della rivoluzione sessantottina. Delineando così una commedia d’equivoci che tra finti matrimoni per mantenere la propria libertà d’azione, e veri sentimenti, opera una progressiva decostruzione delle interazioni umane. Bugie che prendono vita, con cui rileggere le dinamiche scenico-relazionali di Fiore di cactus; valorizzando e rinforzando il conflitto scenico, cucito addosso a una semplice struttura narrativa che vive di momenti esilaranti e spiazzanti.

Tra LP di Buck Owens, The Beatles e colori vivaci, l’incontro tra le due anime del racconto tra il conservatorismo della Dickinson e la vivacità di Toni, diventa così lo specchio del paese e del periodo socio-culturale di riferimento. Un microcosmo con cui Saks costruisce e ricostruisce le bugie sceniche, rendendole progressivamente realtà filmica; vestendole addosso all’intensità recitativa della Bergman e all’esplosività emozionale della Hawn.

Ingrid Bergman e Walter Matthau
Ingrid Bergman e Walter Matthau in una scena di Fiore di cactus

Il dispiego dell’intreccio vive della piena creatività della commedia brillante wilderiana, una progressiva crescita degli equivoci, che tra I’m a believer dei The Monkees e il ballo “Il cavadenti”, vede – nel terzo atto – la collisione tra il mondo straordinario sapientemente costruito dalle bugie del Julian di Matthau, e quello delle dinamiche relazionali “effettive”.

Una climax delle più tipiche del cinema di genere, con cui, non soltanto rimescolare ancora le interazioni tra gli agenti scenici, ma anche valorizzare – di riflesso – la crescita dell’arco di trasformazione della Dickinson della Bergman; in un agire con cui diradare la nebbia nel cuore, riabbracciando la vita – proprio come un fiore che nasce dalle spine di un cactus.

Tra i tanti gioielli della New Hollywood

Hanno un particolare significato i fiori di Fiore di cactus, ora come messaggio di pace della rivoluzione sessantottina, ora come simbolo di rinascita; ed è una delle tante ragioni che rendono il film di Gene Saks è una delle più pure gemme filmiche della sua epoca. Una delicatezza di scrittura, una semplicità che nasconde tanta profondità d’animo nel suo sottotesto, e una cura del dettaglio riscontrabile nelle più piccole cose – come la locandina di Romeo & Giulietta nel cinema in cui vanno Julian e Toni.

Inserendolo così, a pieno titolo, tra le grandi opere della New Hollywood, al pari de Il laureato (1967), Bob & Carol & Ted & Alice (1969), Easy Rider (1969), MASH (1970), Harold & Maude (1971); Fiore di cactus riesce nei suoi intenti filmici grazie alla capacità di saper cogliere appieno l’essenza del suo periodo. Una ricerca nel proprio posto nel mondo, di sperimentare e vivere – oggi più che mai lontani dall’industria hollywoodiana del Nuovo Millennio – che trovano compimento nell’arco di trasformazione della Dickinson della Bergman – tra i più sensibili e delicati del cinema moderno americano.

La locandina de Fiore di cactus
La locandina di Fiore di cactus

Sintesi

Inserendosi a pieno titolo tra le grandi opere della New Hollywood al pari de Il laureato (1967), Bob & Carol & Ted & Alice (1969), Easy Rider (1969), MASH (1970) e Harold & Maude (1971), Fiore di cactus riesce nei suoi intenti filmici grazie alla capacità di saper cogliere appieno l'essenza del suo periodo. Una ricerca nel proprio posto nel mondo, di sperimentare e vivere - oggi più che mai lontani dall'industria hollywoodiana del Nuovo Millennio - che trovano compimento nella vivacità emozionale della semi-esordiente Goldie Hawn, e nell'arco di trasformazione della Dickinson di Ingrid Bergman - tra i più sensibili e delicati del cinema moderno americano.

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