Father Mother Sister Brother

Father Mother Sister Brother recensione film di Jim Jarmusch con Tom Waits e Adam Driver [Venezia 82]

In anteprima da Venezia 82 Father Mother Sister Brother: la recensione del film di Jim Jarmusch

Father Mother Sister Brother recensione film di Jim Jarmusch con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps

Dopo sei anni dall’ultimo lungometraggio, Jim Jarmusch sbarca con una nuova opera tutta da scoprire, in concorso all’82ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
Drammatico, riflessivo ed estremamente dolce, l’ultima opera del maestro statunitense è un’opera che viaggia tra le tre storie autonome di Mystery Train e l’intreccio di ritratti umani di Paterson.
Jarmusch riprende volti già incontrati nelle sue opere precedenti e li investe di una nuova personalità e di un contesto del tutto inedito, trasformandoli in figure che dialogano con lo spettatore sotto una luce diversa.
Ancora una volta nella sua filmografia, tre storie in una: lontane all’apparenza, ma legate in profondità da dialoghi, rimandi, citazioni, emozioni e significati che si intrecciano fino a sfumare i confini tra l’una e l’altra.
In Father, ambientata negli Stati Uniti, un fratello e una sorella fanno visita a casa del padre; Mother, svolto a Dublino, vede due figlie di una nota scrittrice riunirsi per una merenda con la madre, che incontrano solo una volta l’anno; infine Sister Brother, ambientato nel cuore di Parigi, racconta la storia di due fratelli gemelli che si ritrovano nell’appartamento dei genitori ormai defunti.
Tom Waits in Father Mother Sister Brother
Tom Waits (Credits: Frederick Elmes Vague Notion)

La familiarità si impone come cuore pulsante del film, ma – per chi conosce a fondo le opere del regista – è evidente che tra le sue costanti tematiche affiori anche la rappresentazione della complessità umana, con tutte le implicazioni che essa comporta.

La pellicola in concorso all’82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia si configura come un racconto sulla distanza e sull’incapacità comunicativa: figli che non conoscono i padri, madri che non conoscono le figlie, figli che scoprono troppo tardi la vera vita dei propri genitori.
Father Mother Sister Brother si avventura nell’ambiziosa – e per certi versi errante – pretesa di racchiudere la complessità dell’esperienza umana entro una cornice di apparente semplicità narrativa, senza però riuscirvi sempre in modo pienamente convincente.
I suoi 110 minuti complessivi, con una media di 35 per ciascun capitolo, rappresentano il principale limite narrativo.
Una critica, comune a numerosi prodotti cinematografici, riguarda proprio il fatto che, pur adottando la struttura e la durata di un lungometraggio, per natura tematica, densità narrativa e sviluppo drammaturgico finiscono per essere percepiti come cortometraggi dilatati, più che come opere realmente compiute.
In questo caso, Father Mother Sister Brother, sembra essere l’opposto: ogni capitolo, pur avendo la struttura tipica di un cortometraggio o mediometraggio, è esageratamente carico di tematiche e situazioni complesse ed elaborate da far pensare che avrebbe meritato lo sviluppo di un lungometraggio. La sensazione che ciascuna delle tre vicende sia in realtà un lungometraggio bruscamente tagliato è forte, e Jarmusch tratteggia e scrive personaggi dotati di una complessità psicologica e di un vissuto troppo articolati per essere racchiusi in una durata così ridotta.
Luka Sabbat e Indya Moore
Luka Sabbat e Indya Moore (Credits: Carole Bethuel Vague Notion)

Inoltre, tutte e tre le storie si presentano come piccole vicende che, oltre ad esplorare l’incomunicabilità e la distanza familiare già citate prima, sembrano offrire ben poco altro.

Non è un film capace di trasportare lo spettatore per l’intera durata: ogni volta che raggiunge il punto e la condizione per diventare realmente coinvolgente, sceglie invece di interrompersi bruscamente.
Father Mother Sister Brother funziona solo in parte: non riesce ad imprimersi nella memoria come altri lungometraggi del regista e finisce per risultare eccessivamente monotono e ridondante, con un tono talvolta esageratamente didascalico e una pretesa tematica forse troppo marcata.
È un peccato che, pur essendo concepita principalmente come un dramma psicologico, la pellicola trovi i suoi momenti più riusciti nei dialoghi leggeri e nelle sezioni più speculative e riflessive, dove la narrazione si apre ad interpretazioni più ampie e si libera dai vincoli della linearità, esplorando territori meno convenzionali e più stimolanti per lo spettatore.

Sintesi

L’ultima pellicola di Jim Jarmusch, pur conservando lo stile e le tematiche che contraddistinguono i suoi lavori precedenti, appare meno incisiva e funziona solo in parte. Father Mother Sister Brother risulta un’opera monotona, ridondante e a tratti eccessivamente didascalica, che trova i suoi momenti migliori non nel dramma centrale, ma nelle situazioni comiche e leggere dove la narrazione si libera dai vincoli della linearità esplorando territori meno convenzionali e più stimolanti.

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