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Era recensione film di Vincenzo Marra con Dalia Frediani e Giovanni Esposito

Era recensione film di Vincenzo Marra con Dalia Frediani, Marinì Fernando, Giovanni Esposito e Maurizio Casagrande

Vincenzo Marra, classe 1972, dopo un percorso da fotografo sportivo ha esordito nel cinema nel 2001 con l’acclamato Tornando a casa, e da allora ha costruito un percorso prolifico e coerente, alternando documentari come E.A.M. – Estranei alla massa, Paesaggio a sud e L’udienza è aperta a film di finzione come L’ora di punta, Il gemello, L’equilibrio e La volta buona. Gran parte dei titoli della sua filmografia hanno tracciato una sorta di tascabile enciclopedia napoletana, con una grande attenzione per le dinamiche sociali e l’antropologia del capoluogo partenopeo e del suo entroterra. Il suo nuovo film Era, precedentemente intitolato La badante, presentato all’interno del Concorso per il cinema italiano del Bifest, pur mantenendo l’ambientazione napoletana segna nel suo percorso un certo cambio di registro, con una maggiore presenza di elementi comici sia pure all’interno di una cornice da dramma sociale.

La trama del film è incentrata su Lina, un’anziana signora napoletana piena di energia, determinata a non lasciarsi definire dall’età. Attivissima, guida un’associazione cattolica di vecchiette borghesi, si prende cura della sorella e del nipote, e continua a fare da madre ai suoi tre figli ormai di mezza età, due maschi e una femmina, tutti alle prese con crisi irrisolte. Vedova da anni, resiste con ironia e vitalità ai tentativi dei figli di mandarla in ospizio, mentre porta avanti i suoi rituali del giovedì: una visita al marito al cimitero e l’immancabile partita a scopone con la sorella Maria. Intanto, il vicino Don Eduardo non smette di corteggiarla. La storia prende una svolta quando Lina ha un malore.

Sopravvissuta per miracolo, non può più restare sola e, al posto dell’ospizio, le viene affiancata una badante: Amilà, una donna srilankese di circa cinquant’anni. All’inizio tra le due c’è solo diffidenza, aggravata dall’ostilità dei figli. Ma quando Amilà esplode, rivelando in un perfetto dialetto napoletano tutto il suo dolore e la sua rabbia, Lina capisce di aver sbagliato. Da quel momento nasce tra loro un legame autentico e profondo. Mentre la salute di Lina peggiora, sarà proprio Amilà, con forza e sensibilità, a ricucire i rapporti familiari e a restituire alla donna calore e dignità nell’ultima fase della sua vita.

Era recensione film di Vincenzo Marra
Era di Vincenzo Marra con Dalia Frediani, Marinì Fernando, Giovanni Esposito e Maurizio Casagrande

Il titolo Era si riallaccia sia al tono generale del film, amabilmente elegiaco incentrato com’è sulla cosiddetta terza età, sia al brano che accompagna i titoli di coda, la canzone tradizionale napoletana Era de maggio nella magnifica versione di Franco Battiato dell’album di cover e reinterpretazioni Fleurs. Il ruolo di Lina è interpretato da Dalia Frediani, attrice napoletana con un lungo percorso teatrale ma praticamente debuttante nel mondo del cinema, salvo un ruolo secondario ne Le seduzioni, prova di regia del critico cinematografico Vito Zagarrio; oltre a Giovanni Esposito, nel ruolo del figlio over-quarantenne che vive ancora con la madre, ad Antonio Gerardi, nei panni del suocero, e a Maurizio Casagrande, nella parte del figlio maggiore che si è dato con scarsa convinzione alla vita sacerdotale, tutti gli altri interpreti sono non professionisti, ma assolutamente credibili sul piano recitativo, a comprova del grande lavoro svolto da Marra con un occhio alla lezione del Neorealismo.

Numerose le situazioni sceniche e i momenti comicamente folgoranti: il personaggio di Esposito che si lamenta di non trovare lavoro all’altezza della sua laurea, la madre Lina che gli fa notare che l’ha presa a 40 anni; l’unica figlia femmina che le proclama di voler uccidere il marito a suo dire fedifrago ricevendo inaspettatamente il beneplacito della madre invece che la sua riprovazione; la sequenza di montage dei provini alle badanti che culminano con la domanda “di che from sei?”; una specie di gara di fioretti tra Lina e altri dei personaggi anziani, in un gioco al ribasso che va dal “niente tv per una settimana” a “niente parole crociate” fino a un clamoroso “non mi mangio le mele”.

Rispetto al cinema americano, che ha sempre disdegnato le storie con protagonisti troppo anziani, il cinema italiano storicamente, almeno dai tempi di Umberto D. di De Sica, ha mantenuto un ricco filone di storie con personaggi centrali avanti negli anni: di questo filone Era di Vincenzo Marra è, assieme a La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avati e Il punto di rugiada di Marco Risi, uno dei più recenti esempi.

Sintesi

Gran parte della filmografia di Vincenzo Marra ha tracciato una sorta di tascabile enciclopedia napoletana, con una grande attenzione per le dinamiche sociali e l'antropologia del capoluogo partenopeo e del suo entroterra. Il suo nuovo film Era, presentato all'interno del Concorso per il cinema italiano del Bifest, pur mantenendo l'ambientazione napoletana segna nel suo percorso un certo cambio di registro, con una maggiore presenza di elementi comici sia pure all'interno di una cornice da dramma sociale.

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