E1027 Eileen Gray e la casa sul marerecensione film di Beatrice Minger e Christoph Schaub
E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare, distribuito in Italia da Trent Film, affronta una materia che avrebbe potuto facilmente scivolare nel biopic illustrativo o nel film d’arte irrigidito dalla reverenza, e invece trova una misura più sottile, intermittente ma spesso convincente, nel raccontare la vicenda creativa e umana di Eileen Gray attraverso lo spazio che più di ogni altro ne incarna visione, desiderio e conflitto. La casa sul mare del titolo non è infatti soltanto un luogo fisico, un’opera architettonica o un oggetto del contendere simbolico, ma il punto in cui il gesto artistico si fa esposizione di sé, sfida al mondo e insieme ricerca di riparo.
È qui che il film centra uno dei suoi nuclei più interessanti, facendo emergere con chiarezza il tema della “stanza tutta per sé” à laVirginia Woolf, cioè l’idea di uno spazio autonomo, conquistato e difeso, in cui una donna possa finalmente pensare, creare e inscrivere la propria soggettività al di fuori delle gerarchie maschili che l’hanno troppo spesso contenuta, interpretata o direttamente cancellata. Il film è firmato da Beatrice Minger e Christoph Schaub, un duo di registi svizzeri con un differente percorso alle spalle: la Minger è al suo esordio al lungometraggio dopo il corto del 2021 I Feel Like More a Stranger (Every Time I Come Home), Schaub ha una ventina di credits da regista al suo attivo tra film di finzione, documentari e prodotti televisivi.
E1027 Eileen Gray e la casa sul mare recensione film di Beatrice Minger e Christoph Schaub
Il pregio maggiore del film risiede proprio nella capacità di trasformare l’architettura in drammaturgia. Pareti, aperture, superfici, arredi, linee e vuoti diventano segni narrativi, prolungamenti di una sensibilità e di una postura nel mondo. Non siamo davanti a una semplice illustrazione dell’opera della Gray, ma a un tentativo, a tratti affascinante, di entrare nella sua idea di abitare, nella sua tensione tra rigore e libertà, tra intimità e messa in forma: in questo senso E.1027 è un film che sa osservare gli spazi e farli parlare. L’altro asse forte del racconto è naturalmente quello della rimozione storica: questo biopic atipico valorizza una figura femminile spesso oscurata a livello storiografico dal marito Le Corbusier, insistendo sul modo in cui il riconoscimento del genio creativo femminile sia stato frequentemente risucchiato da narrazioni egemoniche, firme più celebri, posture autoriali ingombranti. Anche quando calcano un po’ la mano, queste sottolineature colpiscono nel segno perché riportano al centro l’interrogativo sui criteri con cui l’immaginario collettivo e la ricezione critica individuano i nomi di coloro che firmano davvero l’immaginario della modernità, e scartano invece altre figure che vengono relegate ai margini del racconto ufficiale.
La figura e il percorso artistico di Eileen Gray così non sono soltanto riscoperti nell’ottica di un nome da risarcire, bensì di una presenza da ripensare criticamente, sottraendola tanto al rischio di una santificazione retrospettiva quanto alla marginalità critica e mediatica cui è stata a lungo consegnata. All’interno di E.1027 non tutto funziona con la stessa fluidità, il film talvolta indulge in un passo dimostrativo, quasi museale, e c’è il rischio, qua e là, che il discorso sullo sguardo maschile, sull’appropriazione simbolica e sulla memoria negata venga tradotto in una forma troppo ordinata, troppo consapevole della propria importanza e troppo retorica. Nondimeno il film resta un’opera preziosa, anche e soprattutto per ciò che lascia intravedere oltre sé stessa, perché più ancora della ricostruzione biografica, interessa qui l’idea che l’architettura non sia più semplice sfondo, ma un dispositivo attivo, un archivio di tensioni personali e storiche, e un vero e proprio organismo emotivo.
È interessante peraltro constatare quanto il cinema contemporaneo stia riconoscendo sempre di più agli spazi costruiti una funzione narrativa centrale, dando alle forme dell’abitare, della memoria e della permanenza una pregnanza sempre più decisiva nel racconto cinematografico del presente, anche quando si rivolge al passato: da questo punto di vista, per limitarci ai titoli più rilevanti dell’ultimo biennio, E.1027 può essere accostato a Il suono di una caduta di Mascha Schilinski, premiato a Cannes 2025, racconto diacronico tra i primi del Novecento e la contemporaneità ambientato tutto nella stessa tenuta di campagna, e a Sentimental Value di Joachim Trier, fresco della vittoria all’Oscar come miglior film straniero, in cui è praticamente un personaggio a sé stante, con tutto un suo arco narrativo, la casa in Norvegia dove, nella finzione narrativa, si è suicidata la madre del protagonista maschile interpretato da Stellan Skarsgård.
E1027 Eileen Gray e la casa sul mare recensione film di Beatrice Minger e Christoph Schaub
Sintesi
E.1027 è un film che sa osservare gli spazi e farli parlare attraverso la capacità di trasformare l’architettura in drammaturgia, La figura e il percorso artistico di Eileen Gray così non sono soltanto riscoperti nell’ottica di un nome da risarcire, bensì di una presenza da ripensare criticamente, sottraendola tanto al rischio di una santificazione retrospettiva quanto alla marginalità critica e mediatica cui è stata a lungo consegnata.
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E.1027 è un film che sa osservare gli spazi e farli parlare attraverso la capacità di trasformare l’architettura in drammaturgia, La figura e il percorso artistico di Eileen Gray così non sono soltanto riscoperti nell’ottica di un nome da risarcire, bensì di una presenza da ripensare criticamente, sottraendola tanto al rischio di una santificazione retrospettiva quanto alla marginalità critica e mediatica cui è stata a lungo consegnata.E1027 Eileen Gray e la casa sul mare recensione film di Beatrice Minger e Christoph Schaub