Due Procuratori

Due Procuratori recensione film di Sergey Loznitsa

Due Procuratori recensione film di Sergei Loznitsa con Aleksandr Kuznetsov, Alexander Filippenko e Anatoli Beliy 

Arriva nelle sale italiane Due Procuratori (Zwei Staatsanwälte) scritto e diretto dall’russo – ucraino Sergey Loznitsa. Un autore che, nel corso della sua filmografia, ha sempre mostrato un interesse costante per le fratture della storia sovietica: il terrore staliniano, la memoria dei gulag, la guerra del Donbass, la violenza sistemica che attraversa il Novecento e arriva fino al presente.

Anche in questo nuovo lavoro, Loznitsa torna a interrogare un passato che non smette di parlare, scegliendo di adattare il racconto Dva prokurora di Georgij Georgevič Demidov: una registrazione diretta del periodo dei gulag. Un testo prezioso, confiscato dal KGB e rimasto inedito fino al 2009, che porta con sé il peso della censura e della paura.

Siamo nel 1937, nel pieno delle purghe staliniane, quando arresti arbitrari, percosse e torture diventano pratica quotidiana. La giustizia, già fragile, viene progressivamente svuotata, fino a trasformarsi in un simulacro. La NVKD, organismo nato come difesa degli operai e dei contadini, diventa ben presto un’entità quasi autonoma che si occupa della “sicurezza” dello stato, senza aver troppi controlli o gerarchie di cui tenere conto. Così prosperano le politiche repressive di Stalin che portano il personaggio di Due Procuratori, il professor e detenuto Stepnjak (Aleksandr Filippenko), a scrivere un appello disperato di chi ancora crede nella giustizia. Il giovanissimo procuratore Korneev (Alexander Kuznetsov), da appena tre mesi in servizio, laureato da poco e ancora convinto che le leggi abbiano un valore concreto,  riceve il messaggio. Decide di incontrare il prigioniero, di verificare, di capire. Un gesto che, in quel contesto, equivale a un atto di insubordinazione.

Loznitsa sceglie di rispettare il tempo reale delle scene, piuttosto che preferire il ritmo tipico del cinema moderno che si affida al montaggio e alle elissi; lui aspetta. Così come aspetta Korneev una risposta dal capo della NVKD per incontrare il detenuto, aspettiamo noi. Un tempo estenuante, dilatato, che inchioda lo sguardo allo schermo e amplifica il disagio. L’attesa diventa parte integrante del racconto, una forma di oppressione invisibile. Sembra di trovarsi nel romanzo Le finestre di fronte di Georges Simenon ambientato nella Georgia della fine degli anni ’20. Il protagonista, il console Adil Bey, guarda tutto con occhi nuovi ed è osservato a sua volta come uno straniero, come qualcuno che non conosce le regole implicite della società che lo circonda. Tutto, dal modo di mangiare a quello di passeggiare, appare sbagliato agli occhi degli abitanti.  Così, anche il procuratore Korneev, pur non essendo straniero, sembra non vivere secondo le regole non scritte dei suoi paesani.  È sempre guardato di sottecchi, sempre canzonato, osservato a vista come un detenuto speciale.

La giovinezza di Korneev e la sua recente nomina a procuratore diventano elementi centrali del racconto. Si scontra con il capo della NVKD, con i secondini, perfino con il procuratore generale, rappresentati di una generazione vecchia e passata che ha vissuto il periodo della rivoluzione russa e ormai completamente assoggettata allo strapotere staliniano.  Gli adulti cercano di mettere in imbarazzo il giovane procuratore, per farlo desistere, ma non ci riescono. Parlano con fitte reti di sottotesti palesamente minatori, che il giovane procuratore indaga. Perché giovani fanno domande: vogliono capire cosa non funziona e se esiste ancora un modo per rimediare.

L’intero film si basa su questo assunto. Apprezziamo l’intelligenza del giovane che viene scambiata per sfrontatezza, proprio perché non ha interiorizzato le regole del silenzio e della paura. Come l’estraneo di Simenon, Korneev è un cittadino che non ha accettato l’implicito, che cerca di ragionare, di aggrapparsi alla legge, alla verità fattuale. Ma cosa è davvero ovvio in un sistema fondato sulla menzogna? Forse nulla. Lo dimostra quella costante sensazione di essere nel posto sbagliato, di dire sempre una parola di troppo, di porre la domanda sbagliata.

La lentezza necessaria alla trama è accompagnata da una messa in scena rigorosa. Le inquadrature, mai decorative, diventano vere e proprie composizioni pittoriche. Il regista non cerca l’estro o l’originalità a tutti i costi, ma affida il racconto alla precisione formale, esaltando le luci e la fotografia magistrale di Oleg Mutu. Ogni immagine contribuisce a costruire un mondo chiuso, soffocante, in cui il potere si manifesta non solo attraverso la violenza, ma soprattutto attraverso l’attesa, il silenzio e lo sguardo.

L’attesa è estenuante, ma carica di speranza. Forse, qualcosa, si può cambiare. Ma è proprio un personaggio secondario, un vecchio invalido di guerra incontrato sulla corriera, che  ricorda al giovane procuratore che le cose non cambiano mai. L’intraprendenza della vecchia generazione è stata mitigata dalla rassegnazione, ma c’è davvero un modo nuovo di fare le cose?

 

Sintesi

Due procuratori discute dell'ovvietà delle regole, in cui i giovani sembrano essere gli unici portatori di ottimismo solo perché paralizzati nell'attesa. La lentezza del film, necessaria, ma esasperante, porterà a una cupa rassegnazione,

Perché MadMass.it

Consapevoli del nostro ruolo, da sei anni in MadMass.it portiamo avanti una linea editoriale responsabile, preferendo la copertura dei festival al content farming, le recensioni al clickbait, le rubriche e le interviste al sensazionalismo. Stiamo cercando di fare la nostra parte: sostienici con una donazione, acquistando i prodotti consigliati sul nostro magazine o semplicemente passa a visitarci, sfoglia le nostre pagine e condividi i nostri articoli sui social: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

Due procuratori discute dell'ovvietà delle regole, in cui i giovani sembrano essere gli unici portatori di ottimismo solo perché paralizzati nell'attesa. La lentezza del film, necessaria, ma esasperante, porterà a una cupa rassegnazione,Due Procuratori recensione film di Sergey Loznitsa