Dreams recensione film di Michel Franco con Jessica Chastain, Isaac Hernandez, Rupert Friend, Marshall Bell, Eligio Meléndez e Mercedes Hernández

Non sono molti i registi che hanno l’abilità di unire diversi mondi con l’obiettivo di riflettere su tematiche molto specifiche, uno di questi è Michel Franco, regista tra i tanti dell’encomiabile Nuevo orden (2020) e ora di Dreams, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Berlino 2025. A primo sguardo sembra una tormentata storia d’amore, ma nasconde una profonda riflessione — come di consueto nelle sue pellicole — sul tema dell’immigrazione e delle disparità sociali odierne.
Fernando (Isaac Hernández) è un giovane e talentuoso ballerino proveniente da Città del Messico determinato a raggiungere San Francisco attraverso un rischioso passaggio del confine tra Messico e Stati Uniti per incontrare Jennifer (Jessica Chastain), una donna molto più grande di lui conosciuta in circostanze poco note della quale da qualche tempo è amante. La donna, spiazzata dalla sua presenza e incapace di gestire questa nuova realtà, vive con difficoltà la relazione clandestina che minaccia l’impero industriale di famiglia e la sua vita nell’alta società.
Una coppia disfunzionale diventa la metafora del braccio di ferro tra America e Stati Uniti in un momento storico dove questa tematica risulta sempre più attuale. Fernando rappresenta il sogno americano per il quale fatica, sudore e sofferenza hanno un fine nobile che porta al successo, un equilibrio che si illude di aver trovato in Jennifer che simboleggia invece, al contrario, il torbido capitalismo che si nasconde dietro a gesti benefattori immortalando una dimensione sociale che esclude la coesistenza delle loro due anime.
L’imprenditrice vive dentro di sé la loro relazione con purezza di cuore ma è frenata dal peso che questa scelta potrebbe avere nella sua quotidianità, privandola di tutti i privilegi dei quali ha sempre goduto, rimanendo così intrappolata nella fitta ragnatela di bugie che lei stessa ha creato.
I due non potrebbero essere più distanti tra loro e Franco questo lo sa bene e lo mette in scena attraverso una scrittura schietta con ritagli erotici che la rendono ancora più audace nella lettura dei rapporti di potere nonostante i diversi cambiamenti di registro portino in luce le loro contraddizioni, un gioco di equilibri nevrotici nei quali ogni tentativo di attenzione è la risposta a una necessità di sopravvivenza.
Tutto il film è retto sulle spalle dei due protagonisti principali: da un lato l’algida e passionale star hollywoodiana Jessica Chastain e dall’altro un perfetto Isaac Hernández (che nella realtà è riuscito ad arrivare ad essere primo ballerino dell’American Ballet Theatre, ndr), una coppia che funziona e la cui chimica è la chiave di riuscita principale di questo film politico mascherato da commedia romantica.
Il regista messicano non tradisce la sua cifra stilistica avvolgendo la pellicola con momenti di soft suspence e mistero che si alternano a crudi schiaffi sociali di realtà che hanno l’obiettivo di sospendere la bolla narrativa cinematografica per riportarci con forza al senso ultimo della sua opera: è davvero possibile venir meno al principio di sopraffazione che governa il mondo d’oggi?
Una cosa è sicura, stiamo vivendo l’epoca d’oro del cinema messicano: Franco insieme ad altri grandi registi suoi compatrioti come Guillermo del Toro, Alfonso Cuarón e Alejandro G. Iñarritu stanno portando il loro cinema alle stelle arrivando così fino al grande pubblico, con significativi e profondi risultati gettando una luce chiara su una nuova generazione di brillanti direttori.


