Dogtooth

Dogtooth recensione del film di Yorgos Lanthimos

Dogtooth recensione del film di Yorgos Lanthimos con Christos Stergioglou, Michele Valley, Angeliki PapouliaHristos Passalis e Mary Tsoni

A undici anni dalla sua realizzazione, Lucky Red distribuisce finalmente in Italia quel Dogtooth (2009) – noto in patria come Kynodontas – che consacrò la stella di Yorgos Lanthimos (Il sacrificio del cervo sacro, La favorita). Candidato al BIFA 2010 (British Independent Film Award) e all’Oscar 2011 come miglior film straniero, e vincitore del Un Certain Regard al Festival di Cannes 2009, Dogtooth è riuscito a sconvolgere il mondo intero con la sua narrazione high-concept dal grande valore esistenziale.

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Autentica ispirazione per cinefili e cineasti di tutto il mondo, a partire proprio da quel Miss Violence (2013) di Alexandros Avranas con cui condivide molti aspetti tematici; l’opera seconda di Lanthimos ha fatto breccia anche nel cuore dei registi nostrani. A partire proprio da Buio (2019) di Emanuela Rossi – di cui rappresenta una dichiarata ispirazione nel concept – a Favolacce (2020) dei fratelli D’Innocenzo, per quanto concerne le atmosfere delle dinamiche familiari.

I titoli di testa "originali" di Dogtooth
I titoli di testa “originali” di Dogtooth

Il soggetto redatto da Lanthimos invece – per quanto mai confermato dal regista greco – affonda le sue radici nel cinema messicano, e per la precisione in El castillo de la pureza (1973) di Arturo Ripstein. Ciò che invece ha confermato, è che l’idea per Dogtooth è scaturita da un incontro con dei suoi amici in procinto di metter su famiglia. Alla domanda “che senso ha formare una famiglia se poi la maggior parte delle coppie si separa e i figli vengono cresciuti da genitori, di fatto, single?” gli amici si posero sulla difensiva. Da lì Lanthimos ha posto le linee base per Dogtooth, amplificandole in modo esponenziale.

Distribuito nelle sale italiane dal 27 agosto 2020, nel cast di Dogtooth figurano Christos Stergioglou, Michele Valley, Angeliki PapouliaHristos Passalis, Anna Kalaitzidou e Mary Tsoni.

Dogtooth: sinossi

In un’esistenza irreale, i genitori di un famiglia altolocata tengono sotto reclusione (non) forzata i tre figli, due femmine e un maschio. L’imposizione non è violenta, e i figli non hanno alcun contatto esterno con il mondo. L’unico che ha diritto d’uscire è Padre (Christos Stergioglou) per via del suo lavoro da imprenditore. Madre (Michele Valley) vive anch’essa in casa con i figli (denominati Bambini), in una condizione in cui ogni comunicazione è soppressa.

Angeliki Papoulia in una scena di Dogtooth
Angeliki Papoulia in una scena di Dogtooth

Esiste un’unica condizione. Uno dei Bambini potrà uscire soltanto quando uno dei canini cadrà, fino ad allora dovranno stare in casa. Quando però Padre porta in casa Christina – una sua dipendente (Anna Kalaitzidou) – per permettere al figlio (Hristos Passalis) di sfogare i propri istinti sessuali; qualcosa scatta nella testa della figlia maggiore (Angeliki Papoulia) e in quella minore (Mary Tsoni). Sarà l’inizio della fine del delicato – e malsano – equilibrio familiare.

Dogtooth: la cura registica di Lanthimos

C’è grande cura nella composizione della messinscena di Dogtooth, che nel silenzio di un’asetticità cromatica ed emozionale, vive di piani medi fissi dai volti e corpi tagliati; di campi lunghi con cui dare profondità all’ambiente e di semisoggettive con cui darci una sensazione ora di estraniamento ora d’indiretta empatia e pena.

Così facendo, Lanthimos dipana un intreccio narrativo dal respiro scenico misurato e contenuto, ma che vive di sprazzi ritmici e di un montaggio volto a dare dinamismo e uno  sviluppo “netto”. Espediente che si riflette nella dimensione individuale dei suoi agenti scenici, ora nella recitazione dei suoi protagonisti tra fisicità esplosiva e azioni misurate, ora nelle battute pronunciate da volti emaciati e bianchi, d’insita (e inconsapevole) tristezza.

La piscina del film di Lanthimos
La piscina del film di Lanthimos

L’evento in apertura di racconto pone da subito le basi del conflitto di un malsano equilibrio familiare. Ciononostante però, con lo sviluppo scenico in Dogtooth non assistiamo ad archi di trasformazione supportati da una presa di coscienza della situazione; il racconto procede nel mostrarci la vita irreale di un gruppo familiare fuori dal mondo, nelle sue usanze e nelle sue dinamiche.

In questo modo Lanthimos gioca con le aspettative del pubblico e le vite dei suoi agenti scenici, alzando sempre più la posta in gioco, sino al massimo grado di sopportazione; in un cocktail di bugie, violenza e perversione.

La destrutturazione del linguaggio e di una normale vita 

Le parole nuove del giorno sono: mare, autostrada, escursione e carabina. […] Un mare è una poltrona in cuoio con braccioli in legno. Autostrada è un vento molto forte. L’escursione è un materiale molto duro usato per fare pavimenti. Carabina è un bellissimo uccello bianco.” Quelle che potrebbero sembrare come frasi scherzose o senza senso, rappresentano invece un espediente narrativo importante.

Ciò che opera Lanthimos in apertura di racconto è un’autentica destrutturazione del linguaggio e dell’elemento linguistico; compiendo una disgiunzione semiotica della parola tra il significato e la sua significazione. Un espediente originale e innovativo con cui introdurci nel surreale racconto di Dogtooth.

Il registratore di Dogtooth
Il registratore di Dogtooth

La forte connotazione dell’elemento linguistico la si intuisce anche da un punto di vista meramente dialogico. I Bambini di Dogtooth parlano con frasi sconnesse, perché “inabili”, prodotti di un ambiente inclusivo al limite della distopia, con cui le influenze del mondo esterno – se ci sono – sono controllate dall’autorità parentale. La loro inabilità non è frutto di una menomazione, o di un’invalidità, ma nell’assenza totale di quei strumenti necessari per la crescita dell’individuo.

In tal senso è come se Lanthimos prendesse le componenti essenziali nella vita di ognuno, come l’elemento ludico, affettivo/amoroso, intellettuale, fisico, depotenziandole e destrutturandole, riducendole al minimo; concependo così l’idea di una narrazione con cui raccontare di una vita in bianco e nero, e i cui colori vengono scelti e controllati.

Dogtooth: le “insolite” dinamiche familiari e il ruolo della sessualità

Nell’incapacità – o per meglio dire impossibilità – di relazionarsi con il mondo, gli interessi dei Bambini sono quasi nulli. Gli svaghi si riducono a giochi infantili come mosca cieca o ricostruzioni di scene di film famosi. I Bambini di Dogtooth vivono delle (dis)armoniche dinamiche familiari in una competizione tra gli stessi fomentata da Padre in adesivi come premio, e nell’assoluta sottomissione all’autorità paterna tra unghia dei piedi tagliate e la pulizia dell’auto.

La dinamica PadreBambini vive di paura e bugie, di punizioni corporali d’enorme violenza fisica e psicologica. Con lo sviluppo dell’intreccio scenico Lanthimos ci mostra una fitta rete di bugie che fungono da base drammaturgica della stessa. Tra il concepire il gatto come l’animale più pericoloso, sino alla giustificazione narrativa di Christina nella casa e il suo “rimpiazzo”, e alla caccia ai saraghi. Espediente semplice, quest’ultimo, con cui mostrarsi agli occhi dei Bambini come un grande cacciatore giustificando così la venerazione.

Christos Stergioglou in una scena di Dogtooth
Christos Stergioglou in una scena di Dogtooth

In quella che molti critici ritengono essere una riflessione politica al pari di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pasolini; la dinamica PadreBambini assume in Dogtooth una deriva totalitarista, al pari di quella compiuta da un regime nei confronti del popolo. La paura si traduce nella reclusione, nella privazione delle normali componenti di una vita sana senza nemmeno rendersene conto; e nello sfruttare l’ingenuità per compiere azioni mostruose. In tal senso, la componente sessuale di Dogtooth risulta funzionale nell’economia del racconto di Lanthimos assumendo molteplici ruoli.

Privato della sua connotazione amorosa, l’atto sessuale in Dogtooth ha una valenza funzionale nel primo atto, per “far sfogare” il Bambino; tra secondo e terzo esso assume prima una valenza strumentale, e infine bestiale. L’incitamento all’incesto da parte del Padre verso i Bambini decade sugli agenti scenici in modo opposto; ora come azione scientemente bestiale da parte del patriarca, ora come azione innocente di soggetti privati di una coscienza.

Un canino per spezzare la (dis)armonia

La risoluzione del conflitto si configura, così, nel ruolo scenico della Bambina della Papoulia, in un rompere gli equilibri attraverso un’azione altrettanto violenta come quelle inferte da Padre. La forza di un simile gesto sta non soltanto nel disgregamento della (dis)armonia familiare, ma nel farlo seguendo le regole imposte dall’autorità paternale.

Così facendo, la Bambina si libera del vincolo di un’innocente perversione senza però raggiungere quell’adeguata consapevolezza a opera dell’arco di trasformazione e di ciò che possa implicare essere fuori da quell’incubo ovattato. L’azione in sé diventa così frutto dell’ennesimo stimolo, naturale; oltre che funzionale a Lanthimos per giustificare narrativamente il Dogtooth/Kynodontas (in italiano, canino) che dà il titolo all’opera.

Quel che resta a undici anni di distanza è un’opera seconda fortemente divisoria, dall’inaspettata carica claustrofobica (più che mai attuale), cucita addosso a un linguaggio filmico innovativo. Una vita avvolta in un kammerspiel familiare atipico popolato di squilibrati, con cui Lanthimos codificò la sua poetica rivelando al mondo il suo talento registico.

Sintesi

Quel che resta a undici anni di distanza di Dogtooth (2009) - tra forzate letture politiche e (dis)equilibri familiari - è un'opera seconda fortemente divisoria, dall'inaspettata carica claustrofobica (più che mai attuale), cucita addosso a un linguaggio filmico innovativo. Una vita avvolta in un kammerspiel familiare atipico popolato da squilibrati, con cui Lanthimos consolida la sua poetica rivelando al mondo il suo immenso talento registico.

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