Die Hard - Trappola di cristallo

Die Hard – Trappola di cristallo recensione film di John McTiernan con Bruce Willis [Flashback Friday]

Die Hard – Trappola di cristallo recensione del film di John McTiernan con Bruce Willis, Alan Rickman, Bonnie Bedelia, Reginald VelJohnson e Paul Gleason

Yippee-ki-yay motherfuc**r“; l’iconico Hans Gruber di Alan Rickman e l’altrettanto iconico John McClane di Bruce Willis, primo vero ruolo di svolta nella carriera del suo interprete principe. Il successo di Die Hard – Trappola di cristallo (1988) di John McTiernan è sotto gli occhi di tutti da più di trent’anni; come testimoniato dal lascito avuto lungo cinque sequel tra 58 minuti per morire – Die Harder (1990); Duri a morire (1995); Vivere o morire (2007) e Un buon giorno per morire (2013), che potrebbero presto diventare sei – e dall’impatto avuto nella cultura popolare.

Citazioni di ogni genere per Die Hard: da I Simpson (1989 – in onda) e la fantomatica lettera spedita da Homer al film; al feticcio del Jake Peralta di Samberg in Brooklyn Nine-Nine (2013 – in onda); sino a Pulp Fiction (1994) e la sua rilettura tarantiniana armata di katana; nonché una miriade di cloni filmici più o meno riusciti da Trappola in alto mare (1992); la saga di Attacco al potere (2013-2019); sino a Skyscraper (2018); nonché all’infelice Artemis Fowl (2020) targato Disney.

Lo spirito natalizio di Die Hard - Trappola di cristallo
Lo spirito natalizio di Die Hard – Trappola di cristallo

Nonostante questo però, c’era molto scetticismo attorno all’opera filmica di McTiernan, a partire dalla scelta del protagonista. Il ruolo di McClane fu infatti offerto “a mezza Hollywood”. Da Schwarzenegger a Bronson, da Stallone a Reynolds e perfino Gere ed Eastwood che rimase stizzito dinanzi alle continue barzellette; Willis, all’epoca co-protagonista di Moonlightning (1985-1989) al fianco di Cybill Shepherd, fu la settima scelta, riuscendo così a convincere gli scettici di critica e pubblico a suon di sottile umorismo, canottiera sporca di sangue e sorprendente spirito natalizio.

Per Hans Gruber fu tutto più facile, Alan Rickman era infatti il candidato ideale. Le perplessità in merito, tuttavia, le ebbe lui al momento in cui lesse il copione, dichiarando così:

Lessi il copione e dissi: “Che cavolo è? Io non lo faccio un film d’azione!”. Gli agenti e le persone dicevano: “Alan, non capisci, non è questo il caso. Sei stato a Los Angeles solo due giorni e ti hanno chiesto di fare questo film”. Poi tornai in Inghilterra e per quello che avevo ottenuto Joe Silver disse: “Torna subito qua, tu reciterai quello che ti verrà dato” e io risposi “Ok, bene”.

Poi tornai e mi diedero una nuova sceneggiatura. Così, lo sai, a volte paga essere occasionalmente un po’ teatrali quando fai un film. È inoltre scioccante quanto emozioni sparare con una pistola, cosa che ho scoperto.

Per poi innamorarsi del tutto del ruolo e del tono di Hans:

Non sto impersonando il cattivo. Sto impersonando qualcuno che vuole certe cose nella vita; ha fatto certe scelte e agisce di conseguenza.

Nel cast figurano Bruce Willis, Alan Rickman, Bonnie Bedelia, Reginald VelJohnson, Paul Gleason; e ancora William Atherton, Alexander Godunov, De’voreaux White, James Shigeta e Robert Davì.

Die Hard – Trappola di cristallo: sinossi

Vigilia di Natale, Los Angeles, 1988. John McClane (Bruce Willis) è un poliziotto di New York appena sbarcato dall’aereo con un orso di peluche gigante e tanto disprezzo per la California. È qui per riconciliarsi con sua moglie Holly (Bonnie Bedelia), zelante donna in carriera, che vive qui con i figli. La festa di Natale al trentottesimo piano del Nakatomi Plaza può essere l’opportunità per far tornare il sereno tra i coniugi.

Tutto va come previsto finché alla festa irrompe Hans Gruber (Alan Rickman) e il suo squadrone di criminali tedeschi. Gli intenti di Gruber sembrano alti, e perfino filosofici; parla di Plutarco e si diletta in chiacchiere filosofiche con il Sig.Takagi (James Shigeta). Dopo averlo freddato però, il suo vero obiettivo è subito chiaro: i 640 milioni in titoli al portatore presenti nel caveau del Nakatomi. Sarà l’inizio di un’insolita vigilia di Natale a suon di Beethoven, mitra ed esplosioni.

Bruce Willis in una scena di Die Hard - Trappola di cristallo
Bruce Willis in una scena di Die Hard – Trappola di cristallo

Crisi coniugale all’ombra del Nakatomi Plaza

Un aereo che atterra, le dita dei piedi “a pugno” sulla moquette, e un orso di peluche; tra una pistola penzoloni, undici anni di servizio e una foto incorniciata si apre il racconto di Die Hard, da cui emergono gli intenti di compiutezza della narrazione di McTiernan. Il regista statunitense, non lascia nulla al caso nel disegnare i contorni caratteriali del McClane di Willis; giocando così con il background narrativo tra lo stato di servizio e la situazione matrimoniale. Una foto capovolta, una telefonata che non arriva, una sorpresa e una litigata in bagno.

Prima ancora dello scoppiettio dell’azione, McTiernan pone infatti le basi di una crisi coniugale fatta di caratteri forti e distanza; di figli in attesa dei padri a Natale e di giochi di potere. Il dispiego dell’intreccio permeato della forte componente action alla base di Die Hard, diventerà così “redenzione” del marito McClane e rinsaldamento dell’unità familiare con la Holly della Bedelia: un piccolo miracolo di Natale avvolto nell’Inno alla Gioia di Beethoven e in una climax sul tetto del Nakatomi Plaza che è puro topos del cinema action.

Alan Rickman in una scena di Die Hard - Trappola di cristallo
Alan Rickman in una scena di Die Hard – Trappola di cristallo

Prima di questo però, McTiernan costruisce un tesissimo heist movie dalla graduale crescita. Una battuta cestistica; barriere invalicabili; luce saltata e l’ingresso scenico dell’iconico Hans Gruber di Rickman. Dilatando così i tempi dell’eventuale riappacificazione dei coniugi McClane per tirare i fili di una solidissima dinamica action – come confermato dallo sceneggiatore de Souza:

Chi è il vero protagonista di Die Hard? È Hans Gruber che pianifica il furto. Se non avesse pianificato il furto e fossero stati messi lì insieme; Bruce Willis sarebbe andato alla festa e si sarebbe riappacificato o meno con la moglie. Dovresti cercare di guardare il film dal punto di vista del cattivo; quello che dirige veramente l’azione.

In un agire metodico di cavi tagliati e mitragliate infatti, il cineasta di Predator (1987) serra le fila dell’intricato conflitto scenico alla base di Die Hard; una partita a scacchi a distanza tra McClane e Gruber dalla posta in gioco a crescita calcolata. Tra fine sartoria italiana, Plutarco e un intricato piano, McTiernan dispiega saggiamente la carica action del racconto cucendovi addosso un’atipica forma d’assedio-kammerspiel dalla dinamica “alla Mezzogiorno di fuoco”; quest’ultimo peraltro, citato in chiusura di racconto.

Die Hard – Trappola di cristallo: una rilettura in controtendenza con il buddy cop

Il cineasta de Last Action Hero – L’ultimo grande eroe (1993) infatti, procede a dar vita a uno scontro impari tra il poliziotto McClane e la squadra d’assalto di Gruber. Un evidente dislivello alla base della più classica dicotomia bene/male dall’evidente inerzia relazionale in favore di Gruber; acuita da McTiernan nella caratterizzazione morfologica del suo McClane. Scalzo, in canottiera e pantaloni e dalla fisicità antitetica a un più comune Dutch di Schwarzenegger del “suo” Predator; il regista statunitense gioca così d’ingegno con il suo atipico agente scenico.

Trascina in scena nel mondo narrativo straordinario infatti, un poliziotto (anch’esso) straordinario – ma comunque uomo comune – a misurarsi contro una squadra d’assalto tra cunicoli, botole dell’ascensore, e cadaveri lanciati dalla finestra. In tal senso quindi, l’opera di McTiernan rilegge il cinema action dell’epoca; opponendo così alle inflazionate dinamiche buddyalla Arma Letale”, un agente scenico passivo, solitario ma risoluto e metodico che non disdegna la battuta iconica per alleggerire il tono e strappare la risata.

Bruce Willis
Bruce Willis in una scena di Die Hard – Trappola di cristallo

Un eroe di tutti i giorni tra l’uomo comune e il super-poliziotto, di cui Willis parlò così al momento del rilascio in sala:

John McClane è semplicemente un uomo di tutti i giorni che è stato catapultato in circostanze straordinarie. È quella specie di super-poliziotto; un uomo un po’ indistruttibile, insensibile, difficilmente emozionabile. Un uomo che si preoccupa di sua moglie, che si preoccupa della sua vita, che si preoccupa di rimanere in vita.

Ed è un po’ questa la magia alla base di Die Hard, non più ripetutasi nei capitoli successivi; intenti invece ad allargare progressivamente il conflitto scenico su larghissima scala e a rendere McClane sempre più “super”. Sullo sfondo dell’atmosfera natalizia infatti, McTiernan realizza un racconto dal respiro teso, cucito addosso da un Willis padrone della scena; un Rickman iconico come villain mastermind –  e da una regia capace di gestire il respiro ora delle formidabili scene action, ora dei momenti più introspettivi per ricetrasmittente con il Powell di VelJohnson.

“Se festeggiano così il Natale, figuriamoci Capodanno”

Basato su una rilettura molto libera de Nulla è eterno, Joe (1979) di Roderick Thorp; candidato a quattro nomination agli Oscar 1989 (Miglior montaggio, Miglior montaggio sonoro, Miglior sonoro, Migliori effetti speciali); e spesso “confuso” con i quasi omonimi L’inferno di cristallo (1974) e A un passo dall’inferno/Concorso infernale (1995). Negli anni Die Hard – Trappola di cristallo ha saputo imporsi, in modo del tutto involontario, come classico moderno di natale. Né Willis né tantomeno McTiernan lo considerano infatti tale; eppure schiere di fan hanno codificato perfino un adagio contemporaneo in merito, che così recita:

Non è Natale finché Hans Gruber non precipita dal Nakatomi Plaza.

Nonostante non sia mai stato concepito come film natalizio, in Die Hard c’è un sapore del Natale che trasuda da tante componenti. Dalla ratio alla base del racconto con McClane che arriva a Los Angeles il giorno della Vigilia, solo per passare il Natale in famiglia; e negli scambi dialogici tra Bonnie e i figli. Nelle stesse battute in apertura di racconto con il desiderio di poter ascoltare musica natalizia in limousine; e in quel Let it Snow di Vaughn Monroe nei titoli di coda che sembra quasi concretizzarne gli intenti in una silenziosa chiusura narrativa del cerchio; nel celeberrimo “Now I Have a Machine Gun, Ho, Ho, Ho” e nello stesso Hans con il suo “momento dei miracoli“.

O forse, il rimando implicito alla saga “concorrente” di Arma Letale (1987-1998) di Shane Black e Richard Donner e ai suoi toni dichiaratamente natalizi per volontà dello sceneggiatore; in quel primo capitolo che apre proprio con Jingle Bells Rock di Bobby Helms e il suicidio di Amanda Hunsaker e chiude con I’ll be home for Christmas e il Cenone di casa Martaugh che anticipa di un anno le atmosfere dell’action (non) natalizio targato McTiernan.

Che sia o meno voluto, Die Hard trova un arricchimento di senso esperienziale dalla chiave di lettura natalizia di matrice blackiana, configurando così – in John McClane – un nuovo George Bailey postmoderno in cerca di miracoli salvifici, al pari proprio “del collega” Martin Riggs.

La locandina di Die Hard - Trappola di Cristallo
La locandina di Die Hard – Trappola di Cristallo

Sintesi

Nonostante non sia mai stato concepito come film natalizio, in Die Hard - Trappola di cristallo di John McTiernan c'è un sapore del Natale che trasuda da tante componenti. Dalla ratio alla base del racconto con McClane che arriva a Los Angeles il giorno della Vigilia, solo per passare il Natale in famiglia, e negli scambi dialogici tra la moglie Bonnie, i figli e Babbo Natale. Nelle stesse battute in apertura di racconto con il desiderio di poter ascoltare musica natalizia in limousine, e in quel Let it Snow di Vaughn Monroe nei titoli di coda che sembra quasi concretizzarne gli intenti in una silenziosa chiusura narrativa del cerchio. E infine nel celeberrimo "Now I Have a Machine Gun, Ho, Ho, Ho" , arricchendo di senso una narrazione vivace, dinamica, adrenalinica resa grande da Bruce Willis e Alan Rickman.

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