Cuba & Alaska recensione film di Yegor Troyanovsky con Yulia “Cuba” Sidorova e Olexandra “Alaska” Lysytska [RoFF 20]

Con Cuba & Alaska, il regista e soldato ucraino Yegor Troyanovsky firma uno dei ritratti più intimi e umani sulla quotidianità del conflitto in Ucraina, scegliendo di guardare la guerra non dal punto di vista delle strategie militari o delle distruzioni, ma da quello di due donne che ne vivono ogni giorno le contraddizioni, le perdite e le speranze.
Le protagoniste, Yulia “Cuba” Sidorova e Olexandra “Alaska” Lysytska, sono due paramediche sul fronte ucraino, legate da un’amicizia profonda e da un’ironia feroce che diventa strumento di sopravvivenza. Troyanovsky le segue tra le trincee e i rari momenti di tregua, alternando immagini non mediate di body cam e smartphone a riprese più meditate, costruendo un mosaico frammentato ma coerente: la guerra vista dal basso, dall’interno, dove il dolore si mescola alla leggerezza e la vita quotidiana assume un valore quasi sacro.
La forza del film sta nella sua ambiguità emotiva. Il pubblico è costantemente sospeso tra il coraggio e la fragilità delle protagoniste. Cuba sogna di tornare a disegnare abiti — la sua linea di guerriere futuriste sfilerà persino a Parigi — mentre Alaska, ferita da una scheggia, combatte per riappropriarsi del proprio corpo e della propria identità. Ma il ritorno alla normalità resta una prospettiva effimera e non a portata di mano.
Troyanovsky evita la trappola del melodramma o della propaganda. Il suo sguardo è empatico ma non indulgente, e soprattutto profondamente rispettoso. L’uso di materiali d’archivio personali e di riprese dirette conferisce al film una dimensione da vlog, da storie condivise o dirette su Instagram. È come se lo spettatore fosse ammesso in un cerchio privato, dove le due donne si raccontano con una sincerità destabilizzante.
Il montaggio di Joëlle Alexis contribuisce a mantenere questa tensione emotiva, alternando momenti di caos e silenzio in un ritmo che rispecchia la discontinuità dell’esperienza di guerra, giocando su una frustrazione continua dell’effetto Pavlov generato dalla riproposizione quasi ossessiva della risata in un documentario riguardante la guerra. È un’opera che non cerca risposte ma condivide domande, che travalicando l’Ucraina ma riguardano tutte le guerre che tolgono tempo, sogni e identità.
Cuba & Alaska è un film sulla guerra come esperienza collettiva e femminile, sulla sorellanza come forma di resistenza. In un contesto dominato dalla violenza e dall’assenza, Cuba e Alaska incarnano una femminilità combattente e vulnerabile, capace di sognare un futuro anche quando sembra impossibile.


