Cavalcarono Insieme

Cavalcarono insieme recensione del film di John Ford con James Stewart

Cavalcarono insieme recensione del film di John Ford con James Stewart, Richard Widmark, Woody StrodeShirley Jones e Linda Cristal

La peggior schifezza che ho fatto in vent’anni!“. Non ha mezzi termini John Ford (Furore, Un uomo tranquillo) nella scelta delle parole con cui definire Cavalcarono insieme (1961); un “piece of crap” che tra l’altro non ebbe un grande successo commerciale. La critica dell’epoca ci andò giù pesante a partire dalla storia alla base – ritenuta fiacca – sino al miscasting dei suoi protagonisti, ritenuti troppo in là con gli anni e fuori parte.

Sicuramente parliamo di un’opera minore nel cinema di John Ford, specie se rapportata a classici come Com’era verde la mia valle (1941), Il massacro di Fort Apache (1948) e I dannati e gli eroi (1960); eppure nell’ennesima declinazione del topos del viaggio non tutto è da buttare.

Il poster di Cavalcarono insieme
Il poster di Cavalcarono insieme

Nonostante Ford avesse accettato di dirigerlo per meri scopi commerciali, nonostante il racconto sia – per certi aspetti – la copia sbiadita ed edulcorata di Sentieri Selvaggi (1956); Cavalcarono insieme ha avuto un peso specifico non indifferente nell’opus Fordiano, risultando funzionale nella presa di coscienza del regista americano sulla rilevanza sociale del suo cinema.

Nel cast di Cavalcarono insieme di John Ford figurano James Stewart (La vita è meravigliosa), Richard Widmark, Shirley Jones, Linda Cristal, Harry Brandon, Woody Strode e Harry Carey Jr.

Cavalcarono insieme: sinossi 

A Tascosa, lo Sceriffo corrotto Guthrie McCabe (James Stewart) si gode del meritato relax in attesa della prossima rielezione. L’arrivo della Cavalleria guidata dal Capitano Jim Gary (Richard Widmark) cambierà i suoi piani. Gary infatti ha il compito di condurre McCabe a Fort Grant per un invito “speciale”. Quel che McCabe scoprirà è che la sua presenza a Fort Grant è strategica. Viene infatti incaricato d’incontrare un gruppo di coloni a cui i Comanche hanno rapito i cari.

James Stewart e Richard Widmark
James Stewart e Richard Widmark in una scena di Cavalcarono insieme

Ben presto la situazione precipiterà, e un normale viaggio tra amici – dalle premesse tutt’altro che drammatiche – diventerà una pericolosa missione in territorio Comanche. Ma il vero pericolo non sono gli indiani o il salvataggio in sé, piuttosto l’indifferenza degli americani. Di ritorno a Fort Grant infatti, McCabe scoprirà fin dove può spingersi la crudeltà umana.

Tra Sfida Infernale e Johnny Guitar

L’apertura di racconto di Cavalcarono insieme si caratterizza per una particolarità, un piccolo giochino cinefilo. Nel presentarci lo Sceriffo McCabe di Stewart, Ford sceglie di mostrarcelo seduto in una posizione che ricorda quella del Wyatt Earp di Fonda de Sfida infernale (1946). Ford rilegge se stesso, e nel farlo presenta un contesto scenico di serafica tranquillità, con sottili punte di umorismo brillante cucite addosso all’istrionico Stewart. L’ingresso in scena del Capitano Gary di Widmark – in tal senso – alza il tasso brillante della scrittura, tra scambi di battute netti, con cui mostrarci il cuore del racconto di Cavalcarono insieme: la relazione tra i due protagonisti.

L’opera di Ford ha dalla sua anche una sottile atipicità. Il ruolo scenico della Purcell della Jones, va ben oltre il ruolo della stereotipata damigella da salvare del cinema di genere; piuttosto un ruolo forte come la proprietaria di saloon dalle battute sferzanti. Espediente con cui Ford sembra far sua la Vienna di Joan Crawford del Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray, rileggendola secondo le estetiche tradizionaliste del suo cinema.

Cavalcarono insieme recensione
James Stewart e Richard Widmark in una scena di Cavalcarono insieme

C’è stato un qualche ammazzamento? Hanno portato via la moglie del Colonnello? Un furto?” Nel declinare il topos del viaggio, pietra portante del cinema di John Ford da Ombre rosse (1939) al sopracitato Sentieri Selvaggi, ciò che salta subito all’occhio è come il turning point alla base del racconto non sia frutto di violenza o come “azione necessaria”, ma un (apparentemente) semplice invito.

Come da tradizione del cinema Fordiano invece, il topos del viaggio permette a Ford di giocare con l’evoluzione degli agenti scenici. Laddove però il Gary di Widmark evolve più nello status e nel ruolo scenico che nella caratterizzazione; il McCabe di Stewart evolve “a tutto tondo”. Da uomo di legge avido e pigro, a eroe valoroso. Evoluzione che trova risalto “fisico” nella ciclicità della narrazione di Cavalcarono insieme; riportandoci così al punto di partenza del racconto – specie nel tono scanzonato in apertura – ma con un McCabe nuovo nello spirito e negli intenti.

Il tema del viaggio fordiano, oltre Sentieri Selvaggi

Come spesso accade nel cinema di Ford, in Cavalcarono insieme non manca la grande cura scenografica e degli ambienti; diventando così il valore aggiunto della narrazione – tra campi lunghi e panoramiche – che si dispiega in un racconto dal ritmo netto nello sviluppo, ma dal respiro scenico graduato e compassato nelle sue sequenze.

Nel dispiego dell’intreccio il tono scanzonato muta progressivamente. Con l’incedere del topos del viaggio infatti, il racconto si evolve drammaticamente in una missione di salvataggio che ha come base narrativa l’eterna dicotomia di genere tra cowboy e indiani. In questo modo, Ford rilegge se stesso anche dal punto di vista drammaturgico; riproponendo l’espediente alla base de Sentieri Selvaggi in modo più morbido nei toni, ma non nello sviluppo.

James Stewart e Richard Widmark
James Stewart e Richard Widmark in una scena di Cavalcarono insieme

Laddove infatti Sentieri Selvaggi si fermava nel raccontare l’epica del salvataggio ma non gli effetti psicologici sulle vittime, Cavalcarono insieme va oltre. In conclusione di terzo atto infatti, Ford alza sensibilmente la posta in gioco del racconto realizzando una sferzante critica sociale all’intolleranza razziale; resa elegantemente in una sequenza di ballo con cui mostrarci tutti i limiti e i pregiudizi dei bianchi verso i comanche.

La risoluzione del conflitto scenico è un inaspettato tripudio di violenza, quasi peckinpahiana, dall’evidente scarto di tono e di ritmo rispetto alla totalità del racconto. Non è una violenza sanguinolenta e visiva, ma fisica, d’intenti. Di figli ritrovati e brutalmente strappati alle madri, di passati riaffiorati ma lasciati scivolare nell’abisso dall’ignoranza della massa. Di paura dell’ignoto, o forse, nell’incapacità di mettersi nei panni altrui. Qualcosa per molti aspetti di inedito nel cinema di Ford, che il cineasta americano sceglie di non mostrarci del tutto, ma il cui non-detto vale più di qualsiasi inquadratura fissa.

La presa di coscienza di John Ford

Il sopracitato terzo atto ha una portata catastrofica, specie considerando le evidenti difficoltà sociali dell’America degli anni Sessanta. Ford realizza che una simile violenza verso una minoranza etnica è intollerabile nel cinema del tempo; non a caso i successivi L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) e I tre della croce del sud (1963) affronteranno tematiche largamente differenti. Il regista americano farà ammenda tre anni più tardi con Il grande sentiero (1964) salutando il cinema western con una rivalorizzazione del ruolo scenico dei Comanche e della dignità del loro popolo.

Cavalcarono insieme è un’opera infelice, specie per la scelta di rileggere Sentieri selvaggi privandolo però di quella magia insita in John Wayne che solleva Natalie Wood per portarla in salvo che – a detta di Godard – “racchiude il mistero e il fascino del cinema americano“; ma chiude un ciclo, quello della classica dicotomia cowboy-indiani nel cinema di John Ford per come la conosciamo. Dal 1964 in poi, il cinema western prenderà altre vie, quella degli spaghetti di Sergio Leone e del revisionismo americano di Peckinpah, Aldrich, Penn ed Eastwood.

Sintesi

Alla sua centoquarantesima regia, John Ford sceglie il facile guadagno di un racconto che - per certi aspetti - rappresenta la copia sbiadita ed edulcorata di Sentieri selvaggi (1956). Certamente un'opera minore nell'opus Fordiano, eppure Cavalcarono insieme (1961) risulta funzionale nella presa di coscienza del regista americano sulla rilevanza sociale del suo cinema; segnando la fine dell'eterna dicotomia "di genere" tra cowboy e indiani per come la conosciamo.

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