Brunello, il visionario garbato

Brunello, il visionario garbato recensione film documentario di Giuseppe Tornatore

Brunello, il visionario garbato recensione  documentario di Giuseppe Tornatore con Saul Nanni, Francesco Cannevale, Francesco Ferroni, Emma Fatone e Beatrice Carlani 

di Tancredi Toffoli 

Francesco Cannevale che interpreta Cucinelli a 7 anni, e il regista Giuseppe Tornatore (Foto di Stefano Schirato)
Francesco Cannevale che interpreta Cucinelli a 7 anni, e il regista Giuseppe Tornatore (Foto di Stefano Schirato)

Giuseppe Tornatore, dopo il riuscitissimo Ennio, torna a confrontarsi con un altro film documentario. Un genere ideale per raccontare la storia di uno degli imprenditori più carismatici e affascinanti del nostro paese, Brunello Cucinelli. Non solo uno stilista, ma anche il fondatore di un movimento chiamato capitalismo umanistico, un sistema economico in cui prevalgono l’armonia della bellezza e della cultura.

Cucinelli è un uomo versatile e affascinante che si concede totalmente alla regia di Tornatore, tanto da finanziare in prima persona il progetto.

Il regista, nella sua messa in scena, non si limita a costruire un documentario lineare, ma dissemina l’opera di scene di finzione, creando un mix in cui il passato, narrato dalla voce del protagonista, si intreccia con il presente. Grazie a questo approccio, il film ricostruisce la vita dell’imprenditore, dalla tenera età fino al successo mondiale. In questo vorticoso racconto si fondono immagini d’archivio e ricordi di un uomo dai valori umili, che ha costruito un impero fondato sulla bellezza e sulla giustizia.

Brunello, il visionario garbato (Foto di Stefano Schirato)
Brunello, il visionario garbato (Foto di Stefano Schirato)

Già dalle premesse si intravede l’audacia di Tornatore, che cerca sempre più un cinema coraggioso, attento a rinnovarsi oltre le forme più classiche per non cristallizzarsi nel tempo. Il mezzo cinematografico è utilizzato con grande maestria: dall’uso del montaggio alle splendide musiche di Nicola Piovani, il regista costruisce un racconto coinvolgente, capace di plasmare e reinventare le forme tradizionali del documentario.

Lo spettatore si trova così a confrontarsi continuamente con la storia del protagonista, come in un vero e proprio duello a carte, evocato dalla scena madre del film.

La raffinata messa in scena tuttavia non riesce a nascondere alcuni limiti che il documentario si porta con sé. Dopo una prima parte fluida e scorrevole, Brunello, il visionario garbato

tende a inciampare in una formula di auto compiacimento che alla lunga risulta stucchevole. Proprio nell’ultima parte, dopo il successo mondiale di Cucinelli, tutto il fascino e il mistero iniziali scompaiono in un lieto fine moraleggiante. Un difetto che si sarebbe potuto evitare accorciando i tempi e rinunciando a qualche passaggio di troppo per lasciare allo spettatore la possibilità di rimanere affascinato dalla storia in sé, senza dover essere imboccato da frasi ad effetto e da una chiusura eccessivamente retorica. Un’occasione mancata.

Brunello, il visionario garbato (Foto di Stefano Schirato)
Brunello, il visionario garbato (Foto di Stefano Schirato)

Sintesi

Giuseppe Tornatore torna a cimentarsi con il documentario, questa volta però la parabola del noto imprenditore, Brunello Cucinelli, non convince fino in fondo. Il film, dopo un inizio coraggioso, in cui finzione e documentario si intrecciano, si perde in un finale dalla morale facile. L’elogio della figura di Cucinelli diventa troppo compiaciuto e ridondante

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