Alla Festa della Rivoluzione

Alla Festa della Rivoluzione recensione film di Arnaldo Catinari [RoFF 20]

Alla Festa della Rivoluzione recensione film di Arnaldo Catinari con Valentina Romani, Nicolas Maupas Maurizio Lombardi [RoFF 20]

Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)
Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)

Arnaldo Catinari è uno dei più richiesti direttori della fotografia italiani della sua generazione. Ha collaborato con registi come Nanni Moretti, Riccardo Milani, Gabriele Muccino, Aldo, Giovanni e Giacomo, Michele Placido, Silvio Soldini, Giuliano Montaldo e Francesco Bruni, venendo candidato sei volte al David di Donatello per la migliore fotografia.

Dopo una prima esperienza di regia nei primi anni novanta, il dramma sociale Dall’altra parte del mondo, sul set della serie Suburra ha ripreso a fare il regista, dirigendo e curando la fotografia di tutti e sei gli ultimi episodi della terza stagione, dopo aver già lavorato come direttore della fotografia nelle prime due. Lo stesso doppio ruolo l’ha ricoperto anche in Vita da Carlo, alternandosi alla regia con Carlo Verdone, e ha firmato la regia della serie Amazon Citadel: Diana.

Alla festa della rivoluzione segna il suo ritorno alla regia. Presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, interpretato da Maurizio Lombardi, Riccardo Scamarcio, Valentina Romani, Nicolas Maupas e Darko Peric, il film ci trasporta nei primi anni venti, nella città libera di Fiume, conquistata e governata da D’Annunzio, indeciso se allearsi con la Russia – da poco tempo scossa dalla Rivoluzione d’ottobre – o con Mussolini.

Dopo un fallito attentato a D’Annunzio, emergono le trame di un complotto di difficile decifrazione, che rischia di mettere a repentaglio l’esistenza stessa di Fiume.
Scritto da Catinari e Silvio Muccino, a partire dall’omonimo libro di Claudia Salaris, si concentra soprattutto sui personaggi di Giulio, medico personale di D’Annunzio e disertore dell’esercito italiano dopo Caporetto, e di Beatrice Superbi, musicista e spia russa di origini italiane.

Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)
Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)

Alla festa della rivoluzione contiene sequenze d’azione e non pochi momenti drammatici, ma questo film in costume è innanzitutto una celebrazione della Fiume degli anni Venti, interpretata come un luogo di libertà, dove la storia d’Italia avrebbe potuto prendere una direzione diversa da quella segnata, pochi anni più tardi, dall’avvento distruttivo del fascismo mussoliniano. Il governo di D’Annunzio su Fiume rappresentò, come recita il voice-over d’apertura, “la prima e unica volta che un poeta-guerriero fondò un suo Stato. La rivoluzione è come una festa, farò sentire la mia musica al mondo intero”, promette D’Annunzio a gran voce.

La scenografia, curata da Tonino Zeri, e la fotografia costituiscono senza dubbio gli aspetti più riusciti del film, caratterizzato da una production value di livello elevato, raramente riscontrabile nel cinema italiano contemporaneo.

Il Gabriele D’Annunzio di Maurizio Lombardi arriva in un momento in cui il Vate è stato più volte portato sul grande schermo: da Sergio Castellitto nel crepuscolare Il cattivo poeta di Gianluca Jodice, da Paolo Pierobon in Qui rido io di Mario Martone e da Fausto Russo Alesi in Duse di Pietro Marcello.
La sua interpretazione è misurata e convincente, ma il personaggio, a livello di scrittura, risulta poco sfaccettato e in parte statico: per quanto charmant e iconico, è rappresentato al culmine della sua gloria internazionale e delle sue ambizioni politiche, diverso dagli altri film citati.

La scelta di raccontare la Fiume dannunziana è certamente originale ed encomiabile, tanto più che — fatta eccezione per una fugace apparizione nella serie M. di Joe Wright, con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini e nuovamente Pierobon in quelli del Vate — quasi nessun altro film italiano si era spinto a portare sullo schermo questa pagina problematica e libertaria della storia italiana. A voler essere enciclopedici, si possono ricordare, tra gli anni Sessanta e Settanta, La marcia su Fiume di Silvano Agosti, documentario d’archivio, la doc-fiction Il poeta guerriero di Ugo Gregoretti e il biopic D’Annunzio di Sergio Nasca con Robert Powell, datato 1987.

La storia è mediamente appassionante, ma non particolarmente originale, e fatta eccezione per i due protagonisti Giulio e Beatrice, tutti i personaggi – in particolare il capo dei servizi segreti interpretato da Riccardo Scamarcio – risultano piatti e talvolta macchiettistici. Nel finale, prima che il cosiddetto Natale di sangue ponga fine all’esperienza fiumana, si attribuisce forse troppa importanza alla Carta del Carnaro, la costituzione promulgata da D’Annunzio, descritta come faro di libertà per i decenni bui che seguirono.

Alla festa della rivoluzione resta comunque un accattivante caleidoscopio visivo, che dimostra ancora una volta quanto la storia d’Italia sia fertile di soggetti cinematografici ancora da riscoprire.

Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)
Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari (Credtis: 01 Distribution)

Sintesi

Alla festa della rivoluzione è un film storico e visivamente affascinante che celebra la Fiume degli anni Venti come simbolo di libertà e conferma la ricchezza inesplorata della storia italiana per il cinema.

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