Alien

Alien recensione film di Ridley Scott con Sigourney Weaver [Disney+ Star]

Alien recensione del film di Ridley Scott, con Sigourney Weaver, Tom Skerritt, John Hurt, Ian Holm, Harry Dean Stanton, Yaphet Kotto e Veronica Cartwright

In pratica è solo un’intergalattica casa stregata di genere thriller, ambientato all’interno di un’astronave.” Fu lapidario Roger Ebert nel giudicare Alien (1979), opera seconda di Ridley Scott. L’eminente critico non lo ritenne lontanamente all’altezza di pietre miliari fantascientifiche del calibro di Incontri ravvicinati del terzo tipo e Star Wars (1977). Eppure, nonostante la critica dell’epoca vi fosse avversa, la prova del tempo ha dimostrato come sia praticamente impossibile immaginare non soltanto un’intera industria cinematografica, ma anche l’intero opus filmico del suo autore, senza considerare l’apporto narrativo offerto da Alien.

John Hurt, Tom Skerritt, Ian Holm e Yaphet Kotto
John Hurt, Tom Skerritt, Ian Holm e Yaphet Kotto in una scena di Alien

All’indomani del successo de I duellanti (1977), Scott riuscì a cavalcare i venti creativi prossimi a spirare della New Hollywood imprimendo una visione autoriale indelebile con cui dare definitivamente il là all’esplosione narrativa del sci-fi. Genere che lungo le decadi ha visto evolversi da allegoria socio-politica dalla struttura da b-movie di Ultimatum alla terra (1951) a previsione ottimistica di near-future di 2001: Odissea nello spazio (1968); nonché epica leggendaria resa nei caratteri della space-opera pop di Star Wars.

Con Scott però, la narrazione fantascientifica si incanala verso binari “di genere” dai caratteri più netti e riconoscibili. Operando così, tra Alien e il successivo Blade Runner (1982), una contaminazione di estetiche filmiche – rispettivamente tra il thriller-horror e il noir – che lo vede consolidarsi come visionario fantascientifico.

Nel cast figurano Sigourney Weaver, Tom Skerritt, John Hurt, Ian Holm, Harry Dean Stanton, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright; Bolaji Badejo e Helen Horton.

Alien: sinossi

Anno 2122. La nave da cargo Nostromo è in rotta verso la Terra. Nella sua spedizione sul pianeta Thedus ha caricato 20 milioni di tonnellate di minerale grezzo con cui arricchire le risorse, ormai sparute, terrestri. L’equipaggio, tenuto nello stato di ipersonno, è formato di sette elementi: il capitano Dallas (Tom Skerritt); il vice Kane (John Hurt); l’ufficiale scientifico Ash (Ian Holm); il tecnico Parker (Harry Dean Stanton) con il collega Brett (Yaphet Kotto); il tenente Ripley (Sigourney Weaver) e la navigatrice Lambert (Veronica Cartwright).

Il sonno dei membri dell’equipaggio è interrotto da un misterioso segnale proveniente da un pianeta sconosciuto. MOTHER (Helen Horton), il computer di bordo, riceve una comunicazione che, per via del protocollo, obbliga i membri dell’equipaggio ad adempiere alla procedura d’indagine; pena la perdita dei dividendi. Atterrati sul pianeta, tutto sembra procedere per il meglio finché Kane non si imbatte in degli strani oggetti simili a uova. Una di queste si schiude frantumandogli il casco della tuta attaccandosi, come una ventosa, al viso.

I titoli di testa di Alien
I titoli di testa di Alien

Tornati a bordo, l’alieno rimane sul volto di Kane per ore per poi perdere ogni energia vitale. Il vice-capitano sembra in salute e in ottime condizioni. Durante la cena però, qualcosa inizia a muoversi dentro di lui per poi squarciargli il petto, uccidendolo. I sei membri dell’equipaggio si troveranno così a fronteggiare un essere mostruoso (Bolaji Badejo) che cresce a vista d’occhio, dalla forza sovrumana e nelle cui vene scorre acido anziché sangue: l’inizio della fine dell’armonia del Nostromo.

Il furto creativo di Dan O’Bannon, da Carpenter a Bava

Durante i suoi studi di cinema californiani, Dan O’Bannon scrisse Dark Star. Racconto di fantascienza umoristica che nel 1974 diventerà l’opera prima di John Carpenter. Anni dopo O’Bannon riprese il concept di Dark Star riadattandolo in chiave horror. Come dichiarato dallo sceneggiatore infatti:

Sapevo di volere fare un film horror su una nave spaziale con pochi astronauti a bordo. Una sorta di Dark Star in chiave horror invece che comica.

L’idea piacque tantissimo a Ronald Shusett che, impegnato nella prima stesura di Atto di forza (1990), salì a bordo del progetto. Presenza vitale per la genesi dello script di Alien visto che, fino a quel punto, O’Bannon aveva scritto soltanto 29 pagine e non aveva ancora ben chiaro quale sarebbe potuto essere il turning point cardine. Il progetto non riusciva tuttavia ad avere una precisa identità, finendo nel fondo del cassetto. Poco dopo O’Bannon iniziò a collaborare con Alejandro Jodorowsky per l’oramai mitologico adattamento (mancato) del romanzo Dune (1965).

Bolaji Badejo
Bolaji Badejo in una scena di Alien

Nei successivi sei mesi, a Parigi, O’Bannon conobbe decine di artisti tra cui il surrealista Hans Ruedi Giger. L’artista svizzero, i cui dipinti furono definiti dallo sceneggiatore “qualcosa di così orribile e meraviglioso allo stesso tempo“, gli diedero l’ispirazione per realizzare finalmente AlienNon a caso, lo stesso Giger verrà poi assunto in pre-produzione per delineare i contorni del leggendario xenomorfo di Badejo. Sforzi premiati agli Oscar 1980 in cui verrà insignito – assieme a Carlo Rambaldi – dell’Oscar ai Migliori effetti speciali.

Nel costruire il soggetto O’Bannon trasse ispirazione da opere di science fiction e horror della miglior specie: La cosa da un altro mondo (1951) fornì l’idea di una minaccia in uno spazio contenuto; Il pianeta proibito (1956) quella dell’astronave che atterra in un pianeta sconosciuto; Il mostro dell’astronave (1958) per l’incipit; nonché Terrore nello spazio (1965) nel cercare di cogliervi le atmosfere sceniche. Scherzosamente lui stesso diceva come, nel trarre ispirazione:

Non rubai Alien a nessuno in particolare. Lo rubai un po’ da tutti!

L’innovazione di Walter Hill, l’orango rasato e il pezzo di carne di Robert Aldrich

Presentato a varie case di produzione come una sorta de Lo squalo (1975) ambientato nello spazio, ancor prima che si facesse il nome di Ridley Scott, il più vicino ad avvicinarsi alla cabina di regia fu Walter Hill. In procinto di firmare con la Brandywine di Roger Corman tuttavia, né O’BannonShusett erano entusiasti all’idea di lavorare con lui. Nonostante la fama lo precedesse, entrambi ritenevano che il regista de Strade di fuoco (1984) non avesse l’occhio giusto per trasporre un soggetto simile.

Eppure, è di Hill l’idea di ampliare la dimensione narrativa dell’ufficiale scientifico Ash di Holm. Elemento che per O’Bannon risultava perfino superfluo in termini d’economia narrativa ma che Shusett finì con il definire tra i punti di forza dello script. Otto revisioni dopo, l’impronta di Hill si vide, dando ai dialoghi maggior naturalezza e vita.

Ian Holm in una scena di Alien
Ian Holm in una scena di Alien

Uscito di scena Hill, che dal canto suo preferì dedicarsi alla regia de I guerrieri della notte (1979) pur restando come produttore, la regia di Alien fu offerta a svariati registi prima di arrivare a Ridley Scott. Peter Yates, Jack Clayton, perfino Robert Aldrich che era ritenuto da tutti l’ideale. Il cineasta de Quella sporca dozzina (1967), con quei modi che lo contraddistinsero tutta la carriera, si rese protagonista di un aneddoto spassoso.

Oltre ad immaginare che lo xenomorfo potesse essere interpretato da un orango rasato, quando Hill e il resto dei produttori gli chiesero come avrebbe reso il momento filmico in cui l’alieno avesse infettato l’umano, sembrerebbe che Aldrich propose veramente di “lanciare un pezzo di carne cruda” in faccia all’attore. Con queste premesse il rischio che la produzione di Alien potesse prendere una brutta china era altissimo.

Il deus-ex-machina Ridley Scott, Meryl Streep e l’occasione mancata di Veronica Cartwright

Poi una folgorazione: I duellanti, di Ridley Scott. Non ci pensarono due volte ad offrire la regia al cineasta britannico che dal canto suo accettò di buon grado. La 20th Century Fox raddoppiò il budget (da 4 a 8 milioni di dollari). Con Scott in capo al progetto lo script di Alien si adattò maggiormente alla sua visione, rimarcandone l’aspetto orrorifico. Nelle idee del regista de Il gladiatore (1999) infatti, Alien sarebbe dovuto essere una sorta di Non aprite quella porta (1974) in chiave fantascientifica.

Le curiosità più rilevanti riguardano però il casting, a partire dalla scelta del volto di Ellen Ripley. Il terzo ufficiale a bordo del Nostromo diede notorietà a Sigourney Weaver che dopo tanta gavetta teatrale trovò le luci della ribalta hollywoodiane con Alien. L’ultima a essere scritturata – nonché la prima in termini narrativi – la Weaver fu segnalata a Scott da Warren Beatty che ne rimase piacevolmente sorpreso vedendola in uno spettacolo Off-Broadway.

Veronica Cartwright in una scena di Alien
Veronica Cartwright in una scena di Alien

Come molti già sanno originariamente il ruolo di Ripley fu offerto a Meryl Streep. La meravigliosa interprete da Oscar, tuttavia, rinunciò alla parte perché ne fraintese la ratio filmica: pensò fosse l’ennesimo horror a basso budget. Quello che invece sanno in pochi è che originariamente il volto di Ripley sarebbe dovuto essere quello di Veronica Cartwright. L’attrice, che poi interpreterà il timoniere Lambert, fu provinata e scritturata da Scott come Ripley.

Giunta sul set però, la Cartwright scoprì che i piani della produzione erano cambiati: da Ripley divenne il volto di Lambert. All’interprete de Terrore dallo spazio profondo (1978) non “piaceva” la fragilità del personaggio, sentendola poco nelle sue corde – lei che ha scelto sempre ruoli importanti e forti – ma accettò comunque la parte:

Mi convinsero che rappresentavo la paura del pubblico; ero un riflesso di quello che avrebbero provato gli spettatori in sala.

La sliding doors Hurt-Finch, il finale originale e quello mai realizzato

Altra nota di casting interessante è quella riguardante il vice-capitano Kane. Ruolo poi reso grande dall’astro nascente Hurt caratterizzatosi di una doppia sliding doors. Hurt era sempre stata la prima scelta per Scott. Al momento dell’inizio delle riprese però, l’interprete britannico dovette rinunciare a causa di un impegno simultaneo con Zulu Dawn (1979); le cui riprese si sarebbero dovute tenere in Sud Africa.

Al suo posto venne scritturato Jon Finch, all’epoca in ascesa totale tra Frenzy (1972) e Assassinio sul Nilo (1978). Il primo giorno di riprese però, Finch si ammalò. Gli fu diagnosticata una grave forma di diabete complicata da una bronchite acuta. Al contempo, l’impegno sul set sudafricano di Hurt sfumò, potendo finalmente prendere parte al progetto di Scott.

Sigourney Weaver in una scena di Alien
Sigourney Weaver in una scena di Alien

Un’ulteriore curiosità da registrare riguarda la gestione creativa della climax. Per Alien furono concepiti due finali: uno realizzato e poi modificato in corso d’opera da Scott, l’altro soltanto sognato. Script alla mano, la narrazione scottiana avrebbe dovuto concludersi con la distruzione del Nostromo con Ripley che fuggiva nella navicella di salvataggio Narcissus; più che tipico topos di genere da survival horror. Scott non era però del tutto soddisfatto. Voleva qualcosa di più. Una sorpresa. Un far tirare un sospiro di sollievo allo spettatore per poi rialzare, nuovamente, la posta in gioco. Qualcosa con cui catapultarlo al centro del conflitto giocando con le intenzioni del racconto e le emozioni dello spettatore.

Aggiunse così un’appendice filmica facendo ricomparire l’alieno sulla navicella costringendo Ripley a confrontarsi, faccia a faccia, con l’essere. Un capolavoro di claustrofobia registica a cui la 20th Century Fox diede il via incrementando ancora una volta il budget. Nella visione di Scott però, la risoluzione del conflitto scenico avrebbe dovuto essere ancora più nichilista: Ripley uccisa e l’alieno che annunciava il suo arrivo sulla terra imitando la voce del Capitano Dallas di Skerritt. Ipotesi bocciata dai produttori che volevano un finale meno cupo; specie perché avrebbe significato la chiusa anzitempo di un potenziale franchise.

Alien: l’incipit riecheggiante a Star Wars, la rinascita a inerzia opposta di umani ed alieni

Quando Harry Dean Stanton fece l’audizione per Alien la prima cosa che disse fu che non gli piacevano gli horror fantascientifici. In tutta risposta Scott lo rincuorò assicurandogli che sarebbe stato più un Dieci piccoli indiani nello spazio siderale. Noi potremmo perfino osare dicendo che è un sette piccoli indiani con in più un alieno sputa-acido. Una definizione spicciola, che detta così sembra l’incrocio tra un film di Mario Bava e quelli di Menahem Golan della Cannon Films, eppure capace di racchiudere, al suo interno, l’essenza di un’opera tanto grande nella forma registica quanto piccola nella sua natura narrativa.

In un incipit che riecheggia a Star Wars e a una nuova tradizione di linguaggio filmico di genere, Alien apre il racconto in opposizione rispetto alle scelte stilistiche di Lucas. Sullo sfondo dello spazio siderale infatti, due opere agli angoli opposti della reticolato di sfumature di genere della fantascienza, agiscono nella medesima direzione: medias res; grafica accattivante su sfondo nero; ambiente dal contesto narrativo immersivo. La sostanziale differenza sta, oltre che nel ritmo, nella scelta musicale che vede Williams e Goldsmith declinare sonorità opposte e dicotomiche: epiche per Star Wars; minimaliste per Alien.

Il risveglio della ciurma del Nostromo
Il risveglio della ciurma del Nostromo

John Hurt in una scena di Alien
John Hurt in una scena di Alien

Prende così forma un racconto che è pura codifica d’immagini filmiche iconiche come il “risveglio” della ciurma del Nostromo o l’approdo nella spettrale nave aliena. Sequenze a cui Scott dà un sapore di rinascita. Che sia in una composizione d’immagine “da nursery” tra la dimensione fisica dei gusci e le vesti di cui sono coperti – nella compostezza di un silenzio spirituale e luminoso dall’inerzia interrotta soltanto dallo scatto delle dissolvenze volte a scandire ogni movimento delicato del risveglio degli uomini del Nostromo – o nella nave aliena; quest’ultima dalla fotografia dicotomicamente buia, tetra, spettrale. A cambiare è l’inerzia della rinascita: pacifica per gli umani, brutalmente violenta e parassitica per l’alieno.

Alien: il Dieci piccoli indiani femminista di Ridley Scott

A conferma del suo enorme talento, Scott costruisce un contesto narrativo dalla solida capacità immersiva in pochissime sequenze. Ora nella regia spaziale dal ritmo veloce che in apertura di racconto ci mostra ogni angolo possibile della Nostromo, ora dandovi colore e vita tra MOTHER, marchingegni tecnologici e scritte grafiche accattivanti; ora infine ponendo pochi contorni caratteriali agli agenti scenici. Gettando infine gli archi narrativi nella mischia di un intreccio solido ma dalla dimensione del conflitto minimale con cui determinare una situazione d’equilibrio tra inerzie caratteriali e relazionali.

Il regista di Black Rain (1989) esprime tutta la sua vivacità filmica manipolando la percezione delle tipicità narrative e i punti di vista scenici affidando infine la coscienza del racconto a più e più volti: a Kane, poi Dallas, poi Ash, poi di nuovo Kane e infine Dallas. Gioca così Scott con gli uomini/maschi alfa di Alien e la loro inerzia, e più in generale con gli archi di trasformazione della sua creatura narrativa. Nel susseguirsi di voci maschili lungo il dispiego dell’intreccio infatti, Scott fa emergere, gradualmente – in modo quasi sottinteso e tra le righe – il ruolo di Ripley, Lambert; nonché Brett in minor misura.

Sigourney Weaver in una scena di Alien
Sigourney Weaver in una scena di Alien

È qui che Alien sprigiona tutta la sua carica innovativa in termini narrativi. E non stiamo parlando dell’uso intelligente dei jump-scare (di cui qui, forse, vi è il più incredibile mai realizzato); della regia claustrofobica, figlia della stessa fobia di cui soffre Scott; della sapienza di un quasi neofita capace di gestire il respiro registico di una narrazione che è impareggiabile unione di sci-fi, marcato e sanguinolento body horror e tensione da survival horror; o del far fronte alle evidenti difficoltà nel gestire il mostro in termini strutturali amplificandone la presenza attraverso l’ausilio dei suoni prodotti nell’ambiente scenico.

Sta proprio nell’inerzia con cui Alien rimescola le carte valoriali dei protagonisti e le sue voci. Un Dieci piccoli indiani nello spazio siderale, esattamente come disse il cineasta di Thelma & Louise (1991) a Stanton. Ma un Dieci piccoli indiani attraverso cui rileggere la tipicità prettamente maschile del genere partendo in apertura di racconto con tre voci/protagonisti maschili bianchi caucasici, per poi far emergere la competenza, la voce e la dimensione narrativa di due donne e un uomo appartenente a una minoranza etnica. Forse una piccolezza, ma di quelle capaci di aprire un mondo di possibilità produttive e di parità di genere che acquistano maggior valore se consideriamo l’epoca di riferimento.

La ratio filmica di uno dei più floridi franchise hollywoodiani

Siamo nel 1979. Ellen Ripley è un personaggio dalla fama pari ad Han Solo. Ridley Scott ha in mano le chiavi di un franchise formidabile: l’inizio di una nuova era produttiva e narrativa per la fantascienza. Quarantadue anni, una quadrilogia (Aliens, Alien3, Alien: La clonazione), una trilogia mancata (Prometheus, Alien: Covenant), tre spin-off/crossover (Alien vs Predator, Aliens vs Predator 2, Alien – La serie) un’espansione produttiva determinante un prezioso crossover (Predator 2) dopo, la saga di Alien vive, muore, rinasce e prospera esattamente come le uova caratteristiche della sua narrazione.

Un franchise che poggia tutto sulle spalle sulla visione su carta di O’Bannon resa grande dall’ambizione registica di uno Scott che era già grande dopo I duellanti ma che divenne incredibile dopo Alien per poi sfiorare il mitologico con Blade Runner. A proposito della ratio filmica alla base della saga, Scott ne parlò così non poco tempo fa, testimonianza della sua fame di conoscenza:

Tutti gli Alien diretti da me sono legati al mio credo nell’esistenza di forme extraterrestri. Non credo nel fatto che siamo “semplicemente” il risultato di un incidente biologico. Credo in uno spirito supremo, c’è chi crede nell’esistenza di Dio e chi, come me, in altre specie viventi. Sul nostro pianeta abbiamo ancora più dell’80% delle specie da classificare, persino il posto dove abitiamo per noi è ancora un mistero.

Per poi proseguire, a sottolineare ancora il bisogno ontologico di scoperta e curiosità, di immaginare nuovi mondi, di fantascienza filmica che diventa realtà di cui abbiamo specifici rimandi nei near-future di The Martian (2015) e Raised by Wolves (2020):

Se guardi la complessità dell’Universo, è assurdo pensare di essere l’unica forma vivente e pensante; eppure nel 1979 nessuno credeva negli alieni. Per me è più facile credere alla possibilità dell’esistenza di milioni di pianeti come il nostro, che alla teoria dell’evoluzione.

La locandina di Alien
La locandina di Alien

Sintesi

Tra jump-scare formidabili e una narrazione capace di unire body horror, sci-fi e survival horror, Alien di Ridley Scott vive di un conflitto scenico minimale che va di pari passo con un'ambizione registica su larga scala. Un Dieci piccoli indiani nello spazio siderale con cui rileggere la tipicità prettamente maschile del genere partendo in apertura di racconto con tre voci/protagonisti maschili bianchi caucasici, per poi far emergere la competenza, la voce e la dimensione narrativa di due donne e un uomo appartenente a una minoranza etnica. Forse una piccolezza, ma di quelle capaci di aprire un mondo di possibilità produttive e di parità di genere che acquistano maggior valore se consideriamo l'epoca di riferimento: il 1979.

Perché MadMass.it

Non è questa la cinesfera che ci meritiamo, abbandonata allo strapotere delle content farm e al loro incessante copia-traduci-incolla finalizzato ad invadere i motori di ricerca. Meno del 20% dei contenuti delle content farm è originale ed il loro modello distorto ha contribuito alla scomparsa dell'opinione cinematografica online. Oltre il 90% degli articoli presenti su MadMass.it è farina del nostro sacco: mettiamo la qualità, il piacere di scrivere e la voglia di proporre qualcosa di autentico e diverso al centro dei nostri contenuti. Sostieni anche tu la causa di una cinesfera più creativa e originale, insieme possiamo restituire influenza ed autorevolezza al nostro web cinematografico. Supportaci se puoi con una donazione o acquistando i prodotti consigliati sul nostro sito, o semplicemente passa a visitarci e sfoglia le nostre pagine: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

Aliens – Scontro finale recensione film di James Cameron con Sigourney Weaver [Flashback Friday]

Aliens - Scontro finale recensione del film di James Cameron, con Sigourney Weaver, Michael Biehn, Bill Paxton, Lance Henriksen, Paul Reiser, Jenette Goldstein e...

Cinema News: Fast & Furious 9 rinviato a giugno e il trailer di Mad for Love con Cristin Milioti

Cinema News by Day su MadMass.it Rinviati ancora Fast & Furious 9 e Minions 2 Made for love: il trailer della nuova serie con...

I Care a Lot recensione film con Rosamund Pike e Peter Dinklage [Amazon Prime Video]

I Care a Lot recensione film di J Blakeson con Rosamund Pike, Peter Dinklage, Eiza González, Dianne Wiest e Alicia Witt su Amazon Prime...

Cinema News: Regé-Jean Page nel cast di The Grey Man, Cynthia Erivo e Joseph Gordon-Levitt nel cast di Pinocchio

Cinema News by Night su MadMass.it Regé-Jean Page si unisce a Ryan Gosling e Chris Evans nel kolossal Netflix The Grey Man WarnerMedia al...

Il principe cerca figlio recensione film di Craig Brewer con Eddie Murphy [Amazon Prime Video Anteprima]

Il principe cerca figlio recensione film di Craig Brewer con Eddie Murphy, Arsenio Hall, Jermaine Fowler, Leslie Jones, Wesley Snipes e KiKi Layne Niente alimenti per trent'anni...

I migliori momenti musicali e le canzoni indimenticabili nel cinema [Throwback Thursday]

La musica e le canzoni hanno sempre giocato un ruolo essenziale nel cinema. Riscopriamo i 5 migliori momenti musicali indimenticabili nel cinema Certi momenti musicali...

Nomadland di Chloé Zhao in uscita su Disney+ Star: trama e cast del film vincitore di 2 Golden Globes

Nomadland di Chloé Zhao in uscita in streaming su Disney+ Star: trama e cast del pluripremiato film vincitore di 2 Golden Globes e del...

Jodie Comer sarà Giuseppina Bonaparte al fianco del Napoleone di Joaquin Phoenix in Kitbag di Ridley Scott

Kitbag: il film di Ridley Scott su Napoleone con Joaquin Phoenix vedrà Jodie Comer nelle vesti di Giuseppina Bonaparte per Apple Studios In attesa che...

District 10 si farà: Neill Blomkamp conferma che il sequel di District 9 è in lavorazione

District 9: il sequel District 10 è in fase di scrittura da parte del regista Neill Blomkamp, dell'attore Sharlto Copley e della sceneggiatrice Terri Tatchell Quattro...

Tenebre e ossa: trailer italiano trama e cast della serie Netflix sulla trilogia Grishaverse di Leigh Bardugo

Tenebre e ossa: trailer italiano trama e cast della serie fantasy Netflix sulla trilogia Grishaverse di Leigh Bardugo con Jessie Mei Li e Ben...