A Pied D'Oeuvre

A Pied D’Oeuvre recensione film di Valérie Donzelli [Venezia 82]

A Pied D'Oeuvre: la recensione del film di Valérie Donzelli con Bastien Bouillon, André Marcon e Virginie Ledoyen presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

A Pied D’Oeuvre recensione film di Valérie Donzelli con Bastien Bouillon, André Marcon e Virginie Ledoyen

À pied d’œuvre il nuovo lungometraggio di Valérie Donzelli approda al Lido mostrandosi opera intensa e profonda, permeata da un potente significato esistenziale.

Attorno ai quarant’anni, Paul Marquet sceglie di lasciare il lavoro di fotografo ben retribuito per inseguire il sogno di diventare scrittore. Privo di un’occupazione stabile, si dedica a piccoli lavori che gli permettano appena di sopravvivere, difendendo però con ostinazione il tempo da dedicare alla scrittura, un processo lento e incerto, privo di garanzie di successo.
Il protagonista sceglie di trasferirsi in un sottoscala, vivere con il minimo indispensabile e limitarsi a un solo pasto al giorno per risparmiare. Per guadagnare qualcosa, si iscrive a un’app che assegna il lavoro a chi propone l’offerta più bassa rispetto alla cifra di partenza.

A Pied d’œuvre non è la classica parabola di ascesa e declino dell’artista, ma un racconto più intimo e profondo, da vedere e sentire sulla propria pelle. È una grande prova di coraggio, che segna il passaggio dalla sicurezza di un sussidio all’incertezza economica, dove il denaro assume un significato nuovo e l’intera esistenza viene osservata da una prospettiva inedita, fino ad allora sconosciuta.
Il personaggio di Paul è il prototipo di essere umano che tutti noi vorremmo essere e a cui molti ambiscono ma non hanno il coraggio o la voglia: è una figura che non si lascia abbattere, ma che con grande forza e determinazione affronta la vita sempre con speranza, fatica e impegno.

Bastien Bouillon è Paul Marquet
Bastien Bouillon è Paul Marquet (Credits: Teodora Film)

Quella delineata da Donzelli è una porzione della società della manodopera, un universo in cui la cultura sembra dissolversi lentamente, come se fosse ormai scomparsa e avesse perso il peso e il valore che un tempo le erano riconosciuti.
Il protagonista ricorda una sorta di eroe contemporaneo: non è una persona perfetta dal corpo e viso impeccabile, ma qualcuno di comune, come tutti noi, con imperfezioni, dubbi e probabilmente anche inadeguato alle mansioni che sceglie di svolgere. Eppure trova la forza di non lasciarsi abbattere né arrendersi.
Pur essendo distante per formazione e inclinazione da certi lavori, comprende – con grande sconforto – che non ha senso continuare a vivere una vita che non sentiamo più nostra e che non ci appaga come un tempo.

A Pied d’œuvre appare più come un film sull’imprevedibilità del cambiamento e della condizione sociale. Le parole – apparentemente distanti, confuse e indicibili – che annota sul suo taccuino non sono strettamente autobiografiche, ma diventano l’espediente per raccontare un’intera generazione e una società che vive di alti e bassi, di limiti e possibilità, di speranze e sogni di chi non trova il coraggio di parlare e affrontare quella realtà che ogni giorno sceglie di rifiutare.

Ciò che la scrittura comunica con grande chiarezza durante la visione è che non dobbiamo arrenderci di fronte alla vita, ma imparare a riconoscere che, oltre alla componente economica, conta profondamente con quale spirito scegliamo di viverla. Le intense e crude sequenze riescono a catturare e a donare eleganza alla nostra epoca che, per quanto variopinta e complessa, sa regalare grandi gioie ed è degna di essere vissuta in tutte le sue difficoltà.

La passione di Paul risulta quasi invisibile, silenziosa e appena percettibile, eppure, osservando con attenzione sguardi, dialoghi e sensazioni, riesce a farsi più evocativa di una lacrima, di un urlo, di qualsiasi altra manifestazione evidente.
Il lungometraggio non racconta la povertà del terzo mondo o di realtà lontane da noi, ma quella che chiunque può trovarsi a vivere e in cui ognuno di noi potrebbe cadere. È una storia che, per quanto possiamo rifiutare di accettare, resta essenziale e necessaria: un racconto da cui ognuno dovrebbe saper cogliere qualcosa e farlo proprio.

Sintesi

A pied d'œuvre cattura con crudezza e poesia le contraddizioni della nostra epoca, trasformando gesti minimi e silenziosi in una riflessione universale sulla dignità e sulla resistenza quotidiana, e che invita a guardare oltre l’aspetto economico per cogliere lo spirito con cui scegliamo di vivere.

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